Ma sedendo e mirando, interminati

Spazi di là da quella, e sovrumani

Silenzi, e profondissima quiete

Io nel pensier mi fingo, ove per poco

Il cor non si spaura[269].

E il pensier suo s'annega in quella immensità, e gli è dolce naufragare in quel mare. Svegliato dal sole nascente, che

I suoi tremuli rai fra le cadenti

Stille saetta,

egli sorge, e benedicendo s'affaccia allo spettacolo delle cose:

E sorgo, e i lievi nugoletti e il primo