Sì che, sedendo, più che mai son lunge

Da trovar pace o loco.

. . . . . . . . . . . . . . . . .

Ma, s'io giaccio in riposo, il tedio assale.

Per godere della natura in modo schietto e pieno, bisogna che Fausto possa dire: Indugiati, o istante: tu sei così bello!

Nell'animo del Leopardi, all'antico entusiasmo tenne dietro ben presto la delusione: l'amatore s'avvide di esser solo ad amare, e che quel seno a cui stringevasi delirando era immobile e freddo. La natura, già da lui per errore immaginata benefica e saggia, dispensatrice di libertà e di letizia agl'inquieti suoi figli[296]; la natura, salutata da Gian Paolo Richter col nome di amante, dal Byron con quello di tenerissima fra le madri; la natura è indifferente, se pure non è malefica. Quest'amara parola, questo grido angoscioso, corre per mezzo i versi e le prose del poeta come un soffio di vento per mezzo una selva sonora, che tutta la riempie di gemiti e di querele.

Nè scolorò le stelle umana cura[297].

Ma da natura

Altro negli atti suoi

Che nostro male o nostro ben si cura[298].