E quei tenea de' piè ghermito il nerbo.

Questa forma non esclude una certa eleganza; ma appunto perchè non l'esclude doveva facilmente trovare chi l'imbruttisse. Le corna diventarono spesso corna di bue, le orecchie, orecchie d'asino; la coda si munì in cima di una bocca di serpente; ceffi mostruosi, simili a mascheroni di fontana, copersero le giunture, boccheggiarono sul petto, sul ventre, sulle natiche; il membro virile s'inserpentì, si contorse in istrane fogge, così da ricordare certe bizzarre creazioni dell'arte antica; le gambe si mutarono in gambe di capro, reminiscenza del satiro pagano, o l'una di esse soltanto in gamba di cavallo; i piedi furono talvolta artigli d'uccel di rapina, o zampe d'oca.

Ma con ciò non si toccavano ancora gli ultimi termini del mostruoso. Una strana credenza voleva che il corpo dei diavoli non avesse che la parte anteriore, e fosse cavo dentro, simile a quei vecchi tronchi d'albero cui una lenta dissoluzione ha votato della sostanza legnosa. San Furseo vide una volta una turba di diavoli con lunghi colli e capi come caldaje di rame. Certi altri diavoli, veduti da san Gutlaco, avevano grandi teste, colli lunghi, volto lurido e macilento, barba squallida, orecchie ispide, fronte torva, occhi truci, denti equini, chiome arsicce, bocca ampia, petto sollevato, braccia scabre, ginocchia nodose, gambe arcate, calcagna massicce, piedi stravolti. Di giunta avevano voce clamorosa e rauca, e dalla bocca vomitavano fuoco. E questo vomitar fuoco dalla bocca non è gran cosa, perchè di solito schizzavano fiamma viva da tutte le aperture del corpo. A santa Brigida apparve una volta un diavolo che aveva il capo simile a un mantice munito di lunga canna, le braccia come serpenti, le gambe come un torchio, i piedi come uncini.

Ma chi mai potrebbe descrivere sotto tutti i suoi aspetti questa nuova Chimera? L'opinione che ciascun demonio dovesse avere una sua forma particolare, conveniente al suo particolar carattere, al suo grado, e alla natura del suo magistero infernale, moltiplicava le immaginazioni strane, accresceva la confusione. Abbiam veduto membra bestiali accoppiarsi nel corpo dei demonii alle umane; non di rado il bestiale soperchia l'umano, e in tal caso si ha poniamo, una fiera con capo d'uomo, come il Gerione di Dante: talvolta ancora il bestiale esclude interamente l'umano, e allora si ha una fiera diabolica, la quale può essere anche una bestia composita, fatta di pezzi tolti di qua e di là, un mostro che fa violenza alla natura, un vivo simbolo di prevaricazione e di disordine.


Durante tutto il medio evo il diavolo s'immagina, come abbiam veduto, bruttissimo, e a questa regola, più morale ancora che estetica, gli è molto difficile trovare eccezione. Tuttavia qualche rarissima eccezione si trova. Una Bibbia latina del IX o X secolo, la quale si conserva nella Biblioteca Nazionale di Parigi, ha tra molt'altre una miniatura che rappresenta Satana e Giobbe. Satana vi è ritratto in modo da non potersi dir brutto. Dell'angelo antico esso serba ancora le ali e, cosa assai più strana, il nimbo che cerchia il capo; ma i piedi ha muniti di artigli, e nella mano sinistra tiene un vaso pien di fuoco, col quale sembra voglia dar segno dell'esser suo. Un diavolo che il poeta chiama bello, ma che nondimeno ha gran bocca e naso adunco, è descritto in un'epopea francese del XII secolo, la Bataille Aliscans. Federigo Frezzi, vescovo di Foligno, e autore del Quadriregio (m. 1416), trova in inferno, contro l'aspettazion sua, un Satana bellissimo:

Credea veder un mostro dispettoso,

Credea veder un guasto e tristo regno,

E vidil trionfante e glorïoso.

Egli era grande, bello, e sì benegno