Che Cupido e Cillen non l'han cotali.

Ma non è questa se non una bugiarda apparenza, e il poeta, guardando attraverso lo scudo adamantino di Minerva, sua guida, vede il principe dei demonii qual è veramente, di ferissimo aspetto, tutto nero, con gli occhi accesi, cinto il capo, non di corona, ma di draghi, mutati in serpi i capelli e i peli tutti del corpo, le braccia armate di artigli, il ventre e la coda come di smisurato scorpione. Satana comincia a rabbellirsi alquanto col sopravvenire, o meglio con l'esplicarsi del Rinascimento, e si capisce come una età innamorata della bellezza, e che al culto della bellezza diede il meglio delle proprie energie, non dovesse comportare nemmeno in Satana una deformità troppo turpe e spaventosa. Nel Giudizio di Michelangelo le figure dei demonii non sono gran che diverse da quelle dei dannati, e fanno impressione più per la terribilità loro che per l'orridezza. I demonii del Milton serbano nella caduta non piccola parte dell'antica bellezza e dell'antica maestà; ma quelli del Tasso hanno strane ed orribili forme, anzi riproducono i mostri tutti dell'antichità. La figura del cavaliere, col giustacuore di velluto, il mantello di seta, il berretto adorno di una lunga penna di gallo, la spada al fianco, è immaginazione moderna.

I demonii, che avevano le proprie lor forme, potevano anche, a piacimento, assumerne altre; ma tanta è la varietà, e tanto il viluppo dell'une e dell'altre, che non sempre vien fatto distinguerle. In genere si può dire non esservi forma che il diavolo non possa rivestire all'occorrenza, e questa sua attitudine lo rende ben meritevole del nome di Proteo infernale che gli fu dato. Il Milton ben lo sapeva. Gli spiriti, egli dice, parlando appunto degli angeli caduti,

Pigliano a grado lor l'un sesso e l'altro,

O li fondono insieme. È tanto molle,

Semplice tanto la spirtale essenza,

Che libera da fibre e da giunture,

E non come la carne al frale appoggio

Dell'ossa accomodata, in qual sia forma

lucida od opaca, o rara o densa,