Il fuoco, che ebbe in India antichissimi adoratori, e che il mito ellenico immaginò rubato a Giove dall'audacia di Prometeo, il fuoco è il proprio elemento dei demonii. Ma noi abbiam veduto che i demonii hanno una delle lor sedi nell'aria; perciò ragion vuole che anche sull'aria essi esercitino il loro formidabile dominio. I teologi sono generalmente concordi nell'ammettere che essi possono a lor piacimento (salvo sempre il voler divino) suscitar venti impetuosi, addensar le nubi, vibrar le folgori, rovesciar sulla terra a torrenti le acque del cielo. L'urlo della bufera è fatto di grida di demonii inviperiti. San Tommaso dice, gli è vero, che tali sconvolgimenti son da essi prodotti soltanto artificialiter, e non naturali cursu; ma in pratica viene ad esser lo stesso. Nell'Antipurgatorio Dante fa raccontare a Buonconte da Montefeltro, morto a Campaldino, come il corpo suo, che dopo la battaglia non si trovò, fosse travolto dalle acque di una ruinosa procella suscitata dal diavolo. Ai demonii fu attribuita facoltà di provocare tutti in genere i fenomeni atmosferici, e Tommaso Cantipratense credeva opera loro le illusioni della Fata Morgana.

Non minore potestà avevano i demonii sopra la terra, ed è cosa ragionevole se si pensa che nel centro della terra appunto si poneva l'inferno. I terremoti erano, o potevano essere, opera loro, e così ancora le eruzioni vulcaniche, e i vulcani si credeva generalmente fossero bocche e spiragli dell'inferno. Quando un diavolo frettoloso voleva prendere la via più diritta per far ritorno alla sua buja magione, ordinava alla terra di aprirsi, e spariva nella voragine spalancata come in un trabocchetto di teatro.

Ma non tutte le cose in natura erano egualmente soggette alla potestà dei demonii: ce n'erano alcune le quali obbedivano loro interamente, e si facevano, senza contrasto, strumento e ricettacolo della loro malvagia potenza; ce n'erano altre le quali mostravansi loro risolutamente contrarie. La fantasia e la superstizione trovarono in così fatte credenze abbondantissimo pascolo. I demonii prediligevano i luoghi solitarii e spaventosi, i monti dirupati, le foreste dense e tenebrose, le spelonche, i precipizii, e ciò perchè in cotali luoghi la potenza loro era più intera ed irresistibile. Già gli ebrei consideravano il deserto come la propria stanza degli spiriti malefici, e tutti sanno a quali e quante angherie e vessazioni diaboliche soggiacessero nel deserto gli anacoreti. Alcune piante, come per esempio, il noce e la mandragora, si può dire che appartenessero al diavolo, mentre altre, come l'aglio, gli erano del tutto nemiche. Il carbone, la cenere gli conferivano, ma il sale gli toglieva ogni vigore, e lo stesso dicasi di alcune gemme. Gli animali anch'essi non si comportavano con lui tutti ad un modo: il rospo era un suo buon servitore, e il gallo un suo grande avversario.


Ho detto che molto poteva Satana sulle coso della umanità, e a persuadersene basta ricordare che la perdizione del genere umano fu opera sua. Ma anche in ciò bisogna distinguere. La potestà sua sopra l'umana natura, depravata dopo il peccato, era assai grande, ma non isconfinata, non assoluta. C'è l'uomo fisico e c'è l'uomo morale; c'è il corpo e c'è l'anima; e la potenza di Satana non si estendeva sopra entrambi egualmente. Il corpo, altrimenti detto la bestia, è in certo modo un amico, un vassallo di Satana, e ci furono degli eretici i quali dissero chiaro e tondo che esso è fattura di lui e non di Dio. Il corpo, che è la prigione dell'anima, e un perpetuo fomentator di peccati, si piega docilmente ai voleri di chi non tende ad altro che a corromper l'anima. Se tra l'anima e il corpo c'è la discordia che tutti sanno, ne viene di conseguenza che il corpo è il naturale alleato del diavolo. E il diavolo ne profitta. Il diavolo blandisce il corpo e lo fa prosperare affinchè sempre più s'inorgoglisca contro quella meschinella dell'anima, e le cresca addosso; egli ne aguzza gli appetiti, ne inasprisce gli stimoli, ne corrobora le energie, ne moltiplica le sfacciate richieste, tanto che l'anima perde la bussola e si lascia trascinare a rimorchio. Ma può anche tenere il modo contrario. Per far rinnegare all'anima ogni pazienza, per farla invelenire e disperare, Satana può infestare il corpo di morbi, può tribolarlo con mille accidenti, come fece a quel pover'uomo di Giobbe. Le epidemie si credeva da molti fossero opera sua, e così ancora le epizoozie.

L'anima era di solito meno soggetta, ma non però sottratta alla potenza e agli influssi del diavolo. I teologi sono tutti d'accordo nel dire che egli non può far forza alla volontà, che il libero arbitrio non può essere manomesso da lui. Ma se era questa la regola, la regola pativa eccezione. In fatti gl'indemoniati sono interamente in balía di Satana, il quale fa loro dire e fare ciò che a lui piace; e secondo una opinione molta diffusa sin dai primi secoli della Chiesa, erano similmente in potestà di Satana gli scomunicati e tutti coloro che non erano stati riscattati mediante il battesimo. Quanto agli indemoniati la cosa può intendersi agevolmente, perchè il demonio non solo si cacciava nei corpi, ma penetrava ancora le anime. Più difficile a intendere è per contro come avvenisse questa specie di ipostasi o di endosmosi diabolica.

Ma molto poteva il demonio anche sulle anime di coloro che non erano, come gl'indemoniati, in sua potestà; al qual proposito bisogna aver presente che ogni peccato commesso è come una porta aperta al nemico. Il demonio suscita nelle anime pensieri riottosi, immaginazioni scomposte, affetti disordinati, mille larve e cogitazioni di peccato; egli le assalta nel sonno, quando il giudizio è offuscato, quando la volontà è assiderata, e le insidia e le oppugna con visioni e con sogni che si lasciano dietro turbamenti e sollevamenti pericolosi. Le anime stesse dei santi non vanno immuni dal suo influsso; egli soffia sopr'esse e le fa vacillare come fiaccole al vento.

La vita di ogni singolo uomo era per non picciola parte governata da Satana; ma così ancora era quella delle nazioni e della intera umanità. Dato che la storia sia opera della Provvidenza, bisogna concedere che essa è pure opera di Satana; e veduto qual essa fu nel corso dei secoli, è forza riconoscere che la parte di Satana è rilevante e cospicua. E per vero i Padri e i Dottori tutti si dànno l'intesa per dire che le false religioni sono inventate da lui, le scienze occulte (e le non occulte?) trovate da lui, le eresie suscitate da lui; egli getta i semi di tutte le discordie, suggerisce le congiure, matura le ribellioni, prepara le carestie, promuove le guerre, mette in trono i malvagi principi, consacra gli antipapi, detta i cattivi libri, e negl'interstizii che lasciano tra loro le maggiori calamità, semina incendii, ruine, naufragi, uccisioni, rapine, scandali e subissamenti. Notisi che egli conosce ed ha in sua potestà tutti i tesori nascosti nelle viscere della terra, ed è espressamente detto che l'Anticristo, suo figliuolo e vicario generale, se ne servirà per farsi, quando sia tempo, signore del mondo. Ora, tutti sanno che l'oro è un nerbo, non soltanto della guerra, ma della storia in genere, ed è probabilmente per torlo di mano al nemico che i papi cercarono sempre di arraffarne quanto più fu loro possibile.

Ma non finisce qui il discorso della potenza di Satana: non ho ancor detto nulla di quella che si potrebbe chiamare la sua abilità tecnica. Il diavolo sa fare tutti i mestieri; ma naturalmente, sdegna gli umili, e solo in cose grandi si piace di misurare la sua forza e la sua destrezza. Egli ha una passione, quella delle fabbriche. La vecchia Europa è piena di ponti, di torri, di muraglie, di acquedotti, di edifizii d'ogni maniera costruiti da lui. La famosa muraglia eretta per ordine di Adriano tra l'Inghilterra e la Scozia fu creduta opera sua, e lo stesso fu creduto di altre muraglie e difese. Il ponte di Schellenen in Isvizzera, il ponte sul Danubio a Regensburg, il ponte sul Rodano ad Avignone, e cent'altri, si credettero fabbricati da lui, e molti portano ancora il suo nome e si chiamano ponti del diavolo. In tempi di barbarie e di povertà le ingenti costruzioni romane, comprese le strade, parvero eccedere la potenza degli uomini, e facilmente furono attribuite all'artefice maledetto. Più strano parrà che il diavolo con le proprie sue mani si mettesse a fabbricar chiese e conventi; ma egli poteva ciò fare, o per suoi fini occulti, o sforzato da potestà superiore. Le piante e gli altri disegni delle chiese di Colonia e di Acquisgrana furono, dicesi, fatti da lui; anzi quest'ultima chiesa fu, almeno in parte, da lui fabbricata. L'abbazia di Crowland in Inghilterra è opera sua. E da tanto egli si teneva in quest'arte che una volta ardì sfidare l'arcangelo Michele, l'antico suo vincitore, a chi fabbricherebbe sopra un monte di Normandia, che appunto è detto di San Michele, la più bella chiesa. L'arcangelo vinse, come di ragione; ma anche il diavolo si fece onore. Nè il miracolo era, di solito tanto nell'opera compiuta, quanto nella misura del tempo accordatogli a compierla. Spesso una notte doveva bastare, e bastava nel fatto, se non c'entrava di mezzo l'inganno, un inganno, intendiamoci, fatto non da lui, ma a lui. Nello spazio di una notte, se, per esempio, trattavasi di una chiesa, il diavolo portava, di regioni talvolta lontanissime, i materiali tutti necessarii alla fabbrica, i gran quarti di granito, le lastre e i cubi dei marmi variopínti, magari le colonne enormi rubate a qualche antico tempio pagano, le roveri poderose, gli sperticati abeti, le ferramenta, e senza mai prender fiato tagliava, scalpellava, puliva, scortecciava, riquadrava, impostava, commetteva, dipingeva, scolpiva, tanto che, sopraggiunto il giorno, il primo raggio del sole accendeva in cima alle guglie le palle di bell'oro brunito, e faceva balenare i gran vetri dipinti dei finestroni. E non c'era pericolo che dopo un anno o due le mura si scrostassero, o venisse giù il soffitto.

Tutto ciò richiedeva non solamente ingegno e destrezza e alacrità somma; richiedeva ancora una forza, dirò così, muscolare, veramente portentosa. Di cotal forza io non ho detto nulla; ma le prove di essa sono senza numero, sparse nelle storie e per il mondo. Non è regione d'Europa dove non si veda qualche smisurato macigno, portato a braccia dal diavolo in mezzo a una pianura, da un monte lontano, e le buone genti dei campi, interrogate in proposito, sanno dirvi per filo e per segno come andò la cosa. Qua era in antico un romitorio, abitato da un uomo di santissima vita, il quale passava in preghiera i giorni intieri e le intiere nottate: il diavolo, indispettito, tentò di schiacciar lui e la sua cella sotto quel masso che vedete, ma non tolse bene la mira, e il sant'uomo se la cavò con un po' di paura. Laggiù, quel gran buco nel monte, fu fatto dal diavolo, un giorno che, pazzo di rabbia, scaraventò per l'aria il maglio enorme della sua fucina. Per tutto, i gran massi erratici che i ghiacciai delle età preistoriche trascinarono a miglia e miglia lungi dai monti loro, si credette fossero stati lanciati o rotolati dal diavolo, e così pure si credette delle pietre druidiche.