Il rugissait; le feu lui sortait des naseaux,
Avec un bruit pareil au bruit des grandes eaux
Dans la saison livide où la cigogne émigre.
Tanta forza e tanta fatica non riescono ad altro che a produrre una cavalletta, mentre Dio, con solo guardarlo, fa di un ragno il sole. Ma il poeta ha torto. Ben maggiori cose, e senza punto affannarsi, poteva fare il diavolo, e la potenza di lui era veramente grande e terribile.
Ciò nondimeno quella potenza aveva pure i suoi limiti, e spesso assai più angusti che non parrebbe. Come vedremo in seguito, non solo c'erano contr'essa ripari e difese, ma, cosa ben più importante, c'era anche modo di assoggettarla e dirigerla. Ciò che mi preme far notare sin da ora si è che, secondo un'opinione divulgatissima, il diavolo non può esercitare la sua potenza se non la notte, o, se la esercita durante il giorno, non la esercita più con la stessa efficacia. I primi albori che imperlino il cielo, la squillante chicchiriata del gallo, volgono il diavolo in fuga, o, almeno, gli dimezzan le forze. Del resto non è punto irragionevole che il re delle tenebre abbia vigor dalle tenebre, e che in mezzo ad esse la potenza sua riesca più intera e più formidabile.
Ma non si creda che Satana, sebbene assai volentieri faccia mal uso del suo potere, sia assolutamente e sempre un campione della violenza, il principale seguitator della massima che ha tanti altri seguaci: la forza vince il diritto. S'egli fa ciò che fa, se con portamenti da despota scorrazza la terra, se tratta gli uomini come nemici o come schiavi; ha pure il diritto di far tutto ciò, o, se non lo ha più, lo ebbe. Ireneo, il santo vescovo di Lione, fu il primo, già nel secondo secolo della Chiesa, a porre in chiaro cotal diritto. Il peccato diede legittimamente gli uomini in mano a Satana, e gli è per legittimamente ricomperarli, senz'uso di violenza, che Cristo versò il suo sangue. Satana, procacciando ingiustamente la morte di un giusto, perdette ogni diritto precedentemente acquistato. Tale dottrina incontrò molto favore, e, sino al principiare del medio evo, tutti gli scrittori ecclesiastici ammisero, più o meno, l'antico diritto di Satana, cancellato da Cristo. Satana, dal canto suo, non volle riconoscere cancellazione di sorta, e seguitò ad esercitare il diritto suo quanto e come meglio potè; e noi dobbiamo confessare che se lo esercitò illegalmente, non lo esercitò senza frutto. Per meglio far trionfare il suo, vuoi legittimo, vuoi usurpato diritto, Satana ebbe cura di ordinare il suo regno e le sue milizie, e di imitare, per quanto gli fu concesso, le istituzioni e gli ordinamenti divini, imitazione che gli valse il nome vilificativo di scimia di Dio. Alla Chiesa di Cristo egli contrappose la propria sua Chiesa, ed ebbe sacerdoti, culto, e, affermava già Tertulliano, sacramenti.
Abbiam veduto qual fosse il diavolo, quale la sua potenza ed industria; vediamo ora come egli combattesse contro gli uomini, e contro Dio, cotidiana battaglia, vediamolo nell'opera sua principale.
Capitolo IV. IL DIAVOLO TENTATORE.
Satana non ispera più di riconquistare in cielo il posto che ha perduto. Egli rimpiange l'antica felicità, ma nel rimpianto non anneghittisce, anzi procura di accrescere a sè stesso grandezza e potenza. Egli è re; vasto e popoloso è il suo regno, ed ei può farlo maggiore e popolarlo vie più. Se l'umanità non sarà più sua tutta intera, sarà ancora sua la più parte. Rendere labile e scarso, quanto più far si possa, il frutto della redenzione; moltiplicar sulla faccia della terra l'errore; far della terra, invano bagnata del sangue di Cristo, un altro inferno, e della storia umana una sequela rovinosa di mali, dove peccato e dolore s'indentano l'uno nell'altro; tale sarà il suo costante proposito, tale il perpetuo suo studio. Ogni peccato commesso, ogni anima rubata al cielo e guadagnata all'inferno, segnerà un suo trionfo. Sia pure forte e salda la Chiesa come uno scoglio in mezzo ai marosi; egli saprà bene investirla e percuoterla d'ogni intorno, facendola tremare sin nelle fondamenta, e staccandone di tanto in tanto alcuna pietra angolare. Vigili il pastore, e vigilino i cani a custodia del gregge; egli, come un lupo affamato, anzi come il leone ruggente ricordato dall'apostolo, non cesserà dal rapire delle dieci pecorelle le nove.