Queste erano le meraviglie e le singolarità d'ordine fisico; ma c'erano ancora, e più notabili, le meraviglie e le singolarità intellettuali e morali.
La persona morale dell'indemoniato era una persona mutata di pianta, o in vario modo alterata; non di rado soppressa interamente, oppure ritagliata e sminuita. In fatti, nell'indemoniato non c'era più un'anima sola; ma ce n'erano almeno due, e potevano essercene le centinaja e le migliaja, se a centinaja od a migliaja si contavano i demonii invasori, e la vita psichica di lui, tanto che la possessione durava, era il risultamento e il prodotto della sovrapposizione; dell'intreccio, della fusione di quelle due, o di quelle cento, o mille anime. L'indemoniato, secondo che variava l'influsso diabolico, secondo che l'accesso sopravveniva o si dileguava, perdeva o racquistava coscienza di sè, ricordava o non ricordava il passato, era lui, o non era lui, o era solamente una parte e un frammento di sè.
Gl'indemoniati mostravan di solito profondo pervertimento morale. Bestemmiare Iddio, la Vergine, i santi; deridere le verità della fede, e le cerimonie del culto; mostrare una ripugnanza estrema, anzi un vero ribrezzo pei sacramenti e per tutto quanto appartiene alla religione e ai suoi ministri, erano portamenti e atti che assai sovente, se non sempre, li facevano riconoscere a primo aspetto. Essendo il diavolo padre di menzogna, gli è naturale che gl'indemoniati di consueto mentissero, ma giova pure avvertire che non mentivano sempre, e che qualche volta dicevano la verità, spontaneamente, senza esservi sforzati. Anzi, cosa più notabile ancora, la verità da essi detta tornava sovente in danno lor proprio, cioè di quel demonio che avevano in corpo, e in onor della Chiesa e della religione. Così si ricordano indemoniati i quali molto sanamente argomentarono contro l'idolatria e l'eresia; indemoniati che indicarono sepolcri ignoti di uomini santi; indemoniati che svelarono le altrui turpitudini occulte, e le altrui ignorate virtù; indemoniati che designarono la persona che con frutto poteva esorcizzarli. Non si dimentichi poi che la possessione poteva anche in certi casi accompagnarsi con la pietà più profonda e con le pratiche tutte di devozione.
Le facoltà mentali dell'indemoniato ora apparivano depresse ed ottuse, ora invece, ed era questo il caso più frequente, esaltate ed acuite; c'era l'indemoniato muto, e c'era l'indemoniato loquace. Infiniti parlarono lingue non mai apprese, rivelarono segreti occultissimi, indicarono i luoghi dove si sarebbero ritrovate cose perdute o rubate, diedero conto, come se le avessero presenti, di cose che avvenivano in remoti paesi, predissero alcuna volta persino l'avvenire. Una smania degli indemoniati fu spesso quella di palesare i peccati non confessati delle persone che capitavano loro dinanzi: più di un esorcista, mentre attendeva al malagevole suo officio, ebbe la sgradita sorpresa di sentirsi così recitare in pubblico la lunga e poco edificante litania dei peccati commessi.
La possessione, la quale era più frequente assai tra le donne che non tra gli uomini, assumeva alle volte carattere contagioso. Un primo indemoniato ne suscitava un secondo, un terzo, e ne poteva suscitare altri cento. Così è che si videro più di una volta gli abitanti di un intero villaggio, o i frati, e più spesso le suore, di un intero convento essere invasi in brevissimo tempo dai diavoli. Basterebbe ricordare a tale proposito il celebre esempio delle Orsoline di Loudun, uno dei meno antichi e dei più noti. A cominciare dalla badessa, suor Giovanna degli Angeli, le diciassette suore del chiostro furono tutte invase dal diavolo, e le rivelazioni ch'esse fecero agli esorcisti e ai magistrati costarono la vita al povero Urbano Grandier, che era stato loro confessore, e che fu arso per mago. L'esempio delle monache di Loudun può dirsi in certo modo recente, perchè del secolo XVII; ma esempii molto più antichi non mancano. Nel 1490, le suore del monastero di Quercy, nel Belgio, furono invase dai diavoli, e rimasero indemoniate quattr'anni. Nel 1124 furono invasi dai diavoli i religiosi del monastero di Prémontré, fondato da san Norberto. Le danze epidemiche, le quali a più riprese, e in varie province d'Europa, apparvero nel corso del medio evo, erano ancor esse fenomeni di possessione generale e contagiosa.
L'indemoniato da sè non si poteva liberare; bisognava che altri lo ajutasse. La operazione di liberare altrui dal demonio si chiamava esorcismo, e a così fatto esercizio provvide la Chiesa istituendo appunto l'ordine degli esorcisti. Vedremo più là quali argomenti si adoperassero contro il demonio nell'esorcismo; ma voglio dire subito che la pratica non andava senza difficoltà grandi, e, qualche volta, senza grande pericolo. Spesso il diavolo, uscito di corpo all'indemoniato, entrava in corpo all'esorcista.
La possessione poteva essere acuta, con un certo decorso, o cronica: la beata Eustochia da Padova fu posseduta tutta la vita.
Il diavolo usciva sempre di mala voglia, e più tardi che poteva, e quando era costretto a far piazza pulita, s'ingegnava ancora di nuocere e spaventare fuggendo. Spesso metteva urli terribili, e sgusciando via si portava dietro l'uscio o un pezzo di soffitto, o la cappa del camino, oppure, lasciato l'uomo tramortito in terra, si cacciava in corpo a un bue, a una pecora, o ad altro animale. E ora usciva con la forma sua propria, ora con la forma di un pipistrello, di una biscia, di un rospo, di un uccello nero, o come un fumo denso e nauseabondo. Molti indemoniati guarirono subitamente dopo aver vomitato il desinare, oppur dopo una colica violenta, o un copioso flusso di ventre.
Gl'indemoniati ora non si curano più dagli esorcisti, ma dai medici, e ciò malgrado che il gesuita Giovanni Perrone abbia nelle sue Prælectiones theologicæ con molta diligenza enumerati i segni in virtù de' quali si può sicuramente distinguere la possessione da certe malattie che hanno con essa alcuni caratteri comuni. In questa materia il reprobo Charcot sa ciò che nessun teologo ha mai saputo.