Bastava invece una lacrima di pentimento sincero per far perdere al demonio ogni sua ragione, o almeno per indurre i celesti a non tenere le sue ragioni in conto alcuno. Dice lo stesso Dante che quando il figliuolo di Guido da Montefeltro, testè ricordato, Buonconte, ferito alla battaglia di Campaldino, rese l'anima col nome di Maria sulle labbra, tosto venne l'angelo dì Dio, e prese l'anima del pentito; ma il demonio, accorso ancor egli, gridò:
O tu dal ciel, perchè mi privi?
Tu te ne porti di costui l'eterno
Per una lagrimetta che il mi toglie;
Ma io farò dell'altro altro governo.
L'angelo non gli bada e non gli risponde nemmeno. Allora il demonio chiama in suo ajuto i venti, congrega le nubi, suscita una furiosa procella, e fa che le acque dilagate travolgano l'altro, cioè il corpo di Buonconte, per modo che più non se n'ebbe novella.
Noi abbiamo qui, e nell'esempio precedente, il contrasto nella forma sua più semplice e temperata, perchè non si può dire che vi sia propriamente neanche diverbio. In fatti, san Francesco nulla risponde alle buone ragioni del diavolo loico, e nulla risponde l'angelo ai rimproveri del vinto avversario. Ma una tale forma, appunto perchè troppo semplice e temperata, difficilmente avrebbe potuto appagare la fantasia dei mistici e del popolo. Talvolta le parole son molte fra gli avversarii. In una delle Visioni di san Furseo, i demonii disputano assai dottamente con gli angeli di peccati e di penitenza, citano le Scritture, e fanno grande sfoggio di dialettica. Sovente alle parole tengono dietro i fatti. San Gregorio Magno narra di un'anima contrastata, che i diavoli tirano per le gambe verso l'inferno, e gli angeli per le braccia verso il cielo. Per l'anima di Baronto contrastano due demonii e l'arcangelo Raffaele. Disputano un giorno intero, senza venire a nessuna conclusione: finalmente l'arcangelo, perduta la pazienza, taglia corto ai ragionamenti, e tenta di tirar l'anima in cielo; ma invano, perchè l'uno dei demonii l'afferra e la tira dal lato destro, mentre il suo compagno, da tergo, la tambussa di calci. La battaglia dura un pezzo e si fa più aspra, con molta consolazione di quell'anima tapina. Sopraggiungono altri quattro demonii in ajuto dei due, altri due angeli in ajuto dell'arcangelo. Dagli e picchia, finalmente quelli han la peggio e questi trionfano. Alcuna volta furono veduti angeli e diavoli, sotto forma di colombi e di corvi, combattere insieme pel possesso di un'anima.
Ho accennato anche a combattimenti più generali, in cui erano impegnate molte milizie dell'una e dell'altra parte, e che avevano ragioni pure più generali. Una volta, nel deserto, l'abate Isidoro mostrò all'abate Mosè, dalla parte di occidente l'esercito dei diavoli, dalla parte di oriente l'esercito degli angeli, quello in procinto di assaltare i santi uomini, questo pronto a difenderli. Un tale, di cui narra la visione san Bonifacio, apostolo della Germania, assistette a una specie di contrasto generale di angeli e di demonii, questi intesi ad accusar le anime e gravare i peccati, quelli intesi ad alleviare e scusare. Non sarà finalmente fuor di luogo avvertire che il più antico esempio conosciuto di contrasto fra angelo e demonio, è nella così detta Epistola cattolica di Giuda, che i critici hanno comunemente ora in conto di apocrifa, ma che si trova già ricordata nel secondo secolo dell'era volgare.
Talvolta, se angeli e santi non riuscivano a tenere a segno i diavoli, e a far lasciar loro la preda, veniva in mezzo la Vergine e subito la contesa finiva. In un esempio recato da san Pier Damiano, i diavoli, dopo avere disputato a lungo con gli angeli, lasciate le parole, ricorrono alla violenza, e si sforzano di trascinare l'anima in inferno. Già è men risoluta la difesa degli angeli sopraffatti, quando appare improvvisa fra i combattenti, in un nembo di luce sfolgorante, la Vergine cinta di milizie celesti. Si rinnova la disputa, e la Vergine, riconosciuto non avere i diavoli tutto il torto, ordina all'anima di rientrare nel corpo e di confessare un gravissimo peccato, sempre per vergogna taciuto. Così i diavoli rimangono frodati del loro diritto. Non senza qualche ragione dunque dice Satana a Maria nel Giobbe del Rapisardi: