Gelosa
Del mio scarso poter sovra i mortali,
Tu mi contendi ogni vittoria; chiudi
L'umane orecchie a' detti miei; debelli
Le mie schiere, le mie reti dismagli.
Tal che d'ogni conforto e d'ogni preda
Digiuno in mal feconde opre mi scarno,
E meno a Dio che a me stesso rincresco.
I contrasti fra Satana e la Vergine sono assai numerosi, e parecchi tra essi provocati, non dal disputato possesso di un'anima, ma dallo stesso antagonismo incessante che è tra il bene e il male, tra il cielo e l'inferno. Tale, e per più rispetti singolare, è quello che nel XIII secolo compose, in rozzi versi, un frate del terzo ordine degli Umiliati, Bonvesin o Buonvicino da Riva. Satana in esso si mostra assai più loico del diavolo di Dante, e oppone alle invettive della Vergine certi argomenti che danno assai da pensare. Perchè ella, che a tutti i peccatori è tanto pietosa, non ha per lui pietà alcuna? perchè, tra gl'infiniti peccati che si commettono tuttodì nel mondo, solamente il suo, quello per cui egli fu cacciato dal cielo, non può essere espiato? perchè si compiace ella di defraudarlo continuamente d'ogni suo giusto guadagno e di torgli quanto per legittimo diritto gli appartiene? Se ella è madre di Dio, non è a lui che ne va debitrice? perchè senza dì lui non vi sarebbe stato peccato, e senza peccato non vi sarebbe stato bisogno di redenzione, e se di redenzione non ci fosse stato bisogno, ella non avrebbe partorito il Redentore. E perchè Dio non creò lui così buono che non potesse peccare? E se di tanta grazia non voleva essergli largo, perchè, antivedendo il suo peccato, lo creò? Se Dio non l'avesse creato, egli non sarebbe demonio, e non brucerebbe per l'eternità, senza speranza, nel fuoco d'inferno. Sembra che Dio gioisca di sua irreparabile miseria. Cristo mori pel peccatore umano, e non già per lui, demonio: a lui nulla toccò del beneficio della redenzione, e lo stesso beneficio del peccato gli è tolto continuamente contro ogni ragione e giustizia. In qualche altro contrasto tiene il luogo della Vergine Cristo in persona.
Notisi che Satana ha un concetto assai chiaro e saldo del proprio diritto; di quel diritto che, mercè il peccato dei primi parenti, egli acquistò sulla umanità tutta intera, e sulla natura; di quel diritto che Padri e Dottori della Chiesa ripetute volte riconobbero in lui, e del quale l'opera della redenzione lo spogliò solamente in parte, non in tutto. Ora, l'affermazione di un tale diritto da parte sua, le continue lesioni recate ad esso dagli avversarii celesti, i dubbii circa la sua vera natura e i suoi limiti, danno luogo a una vera controversia giuridica e a una formal procedura. Ne nasce il così detto Processo di Satana, che diede materia a giureconsulti di professione, e di cui sono varie forme.