Altri inganni si hanno in numerosi racconti popolari. Un contadino si obbliga di dar l'anima al diavolo, a patto che questi gli costruisca una casa, o gli ari un campo, o gli renda altro servigio, prima che il gallo canti. Il diavolo si pone all'opera tranquillamente; ma quando egli sta per finire, il contadino con qualche sua astuzia induce il gallo a cantare, e quegli è forzato di partirsi, senza aver premio alcuno della sua fatica. Il diavolo, in beneficio di tale o tale città, costruisce un ponte, con la condizione che l'anima del primo che vi passerà sopra gli abbia ad appartenere. Costruito il ponte, ci si fa passar sopra un cane, o altro quadrupede, e il diavolo deve contentarsi di quella preda. Di più d'uno si racconta che, invece dell'anima e del corpo, lasciò al diavolo l'ombra. Il diavolo insegnava una volta magia nella città di Salamanca. Egli aveva dichiarato ai suoi uditori che, a corso finito, avrebbe tolto in pagamento, anima e corpo, colui che rimarrebbe ultimo nell'aula. Venuto il giorno stabilito, gli uditori traggono a sorte chi debba soddisfare il debito. Rimane ultimo uno studente, il quale al diavolo, che sta per ghermirlo, addita l'ombra propria sul muro. Il diavolo, stimandola persona, s'avventa per acciuffarla, e intanto lo studente se la svigna. Questa novelletta diede argomento a una poesia di Teodoro Körner. Nel noto romanzetto del Chamisso il diavolo si toglie l'ombra di Pietro Schlemihl, ma sapendo ciò ch'ei si fa.
La dabbenaggine e la credulità di certi diavoli minori passano ogni limite. Il trovero francese Rutebeuf, già ricordato, narra di uno, che pensandosi di raccogliere in un sacco l'anima di un villano moribondo, raccolse.... un'altra esalazione. È celebre il diavolo di Papefiguière, di cui racconta le miserevoli avventure il Rabelais. Di grandissima dabbenaggine danno pure esempio i diavoli che vengono sulla terra a tor moglie, come quel Belfagor, di cui narrano la storia il Machiavelli e lo Straparola, e quell'altro di una novella popolare spagnuola, chiuso dalla suocera in un fiasco, e abbandonato sulla cima di una montagna.
I diavoli che Dante trova nella quinta bolgia del cerchio ottavo, se hanno del terribile, hanno anche del comico, sia nell'aspetto e negli atti, sia nei nomi. Essi sono Malacoda, Scarmiglione, Alichino, Calcabrina, Cagnazzo, Barbariccia, Libicocco, Draghignazzo, Ciriatto, Graffiacane, Farfarello, Rubicante, e hanno per giunta il nome collettivo di Malebranche. Essi stringono la lingua coi denti per far cenno al loro duce, come è usanza dei monelli, e il loro duce fa trombetta di ciò che non occorre rammentare. Si lasciano ingannare da Ciampolo, o chi altri si sia il famiglio del buon re Tebaldo, e due di loro, Alichino e Calcabrina, si azzuffano per ciò, e cadono nel bel mezzo del bollente stagno, d'onde i compagni li traggono coi raffii. Somigliantissimi a questi di Dante sono i diavoli che si vedono trescare per entro ai Misteri e alle Moralità del medio evo e della Rinascenza, e l'officio principale loro è quello di far ridere gli spettatori, con l'aspetto buffonescamente mostruoso, coi lazzi e con le smorfie, rincorrendosi e picchiandosi sulla scena. Essi appajono frequentissimi in drammi di sacro argomento francesi, inglesi, tedeschi; molto meno nelle Sacre Rappresentazioni italiane.
In un Mistero francese composto nella seconda metà del secolo XV da Arnoul Greban, e intitolato La nativitè, la passion et la résurrection de N. S. Jésus-Christ, Mistero che conta 34574 versi e non meno di 393 personaggi, sono parecchie scene in cui i demonii hanno parte assai ridicola. Saputo che il mondo sta per essere redento, Lucifero fa convocare a suon di tromba tutti i demonii: chi non risponde alla chiamata, chi manca al consesso, è frustato senza pietà, trascinato sulle natiche attraverso l'inferno, immerso sette volte nel più profondo del pozzo infernale. Satana, di ritorno dalla terra, ove non ha potuto in modo alcuno nuocere a Cristo, è scamatato a dovere, sebbene si appelli all'inferno tutto. In un'altra scena, Satana, Astarot e Berich sono presenti all'ascensione di Cristo; ma Satana solo può dire d'averla veduta. Astarot, quando vuole alzar gli occhi al cielo, cade riverso con le gambe all'aria, e Berich riceve un gran picchio sul capo. Si risolvono di tornare in inferno, sebbene sappiano qual festa li aspetti:
Astarot: Ce ne sera pas sans sentir
des miches de nostre couvent.
Berich: Bé! nous en sentons bien souvent,
par quoy ne m'en fait point si mal.
Un'altra volta Satana è legato con catene arroventate e trascinato per l'inferno: Lucifero gli domanda se suda. Nel Mistero di San Desiderio, composto circa quello stesso tempo da Guglielmo Flamang, i diavoli escono in vantamenti ridicoli, adoperando un linguaggio ridicolo e sconcio. In un altro, intitolato Pierre le changeur marchand, i diavoli, vedendosi tolta per intercession della Vergine un'anima, inveiscono arrabbiati e confusi contro Dio, che pronunziò sentenza a loro sfavorevole: