E cessar non potrà se l'uno o l'altro
Spento non sia....
Ma nella stessa Messiade del Klopstock è il demonio Abbadona, che piange il proprio peccato e la morte di Cristo, e rientra, ribenedetto da Dio, nel paradiso. La Sand nel Consuelo, e il Montanelli in un suo poema drammatico intitolato La Tentazione, mostrarono un Satana convertito e redento; Alfredo de Vigny, in un poema immaginato, ma non composto, Satan sauvé, voleva narrare la storia di Satana salvato dall'amore di Eloa, angelo nato da una lacrima di Cristo; e Vittore Hugo, in un poema rimasto incompiuto, La fin de Satan, la riconciliazione di Satana con Dio.
Capitolo XV. LA FINE DEL DIAVOLO.
Alla conversione e alla redenzione del diavolo c'è un impedimento a cui non hanno pensato i teologi, e che i teologi negherebbero anzi, se ci pensassero: il diavolo è morto, o sta per morire; e morendo, egli non rientrerà nel regno dei cieli, ma rientrerà e si dissolverà nell'umana fantasia, nella stessa matrice ond'è uscito.
Secondo la opinion dei rabbini molti demonii sono mortali. Nei processi contro le streghe più di una volta le accusate narrarono che il diavolo ammalava di tanto in tanto, giungeva in punto di morte, poi si riaveva: in molte fiabe popolari, tuttora vive qua e là per l'Europa, il diavolo muore a dirittura. Mi basterà di ricordarne una mantovana, dove un giovane prende varie forme per isfuggire al diavolo, che varie ne prende egli pure inseguendolo. Da ultimo il giovane, mutatosi in faina, uccide il suo persecutore che s'era mutato in gallina: “è questa la ragione,„ conclude il racconto, “perchè non c'è più il diavolo.„
Strana e significativa un'affermazion così fatta nella bocca del popolo. Il diavolo non c'è più: prima di lasciar lui e la sua storia, vediamo qualche sintomo e qualche ragione del suo disvenire. Il diavolo nacque di certe cause, visse e prosperò in certe condizioni, adattandosi come potè meglio al loro lento ma continuo variare. Alla legge di variazione, che governa tutte le cose, soggiacque egli pure, e, come un organismo vivo, percorse tutti i gradi della evoluzion della vita: mancate le cause e le condizioni dell'esser suo, egli si estenua e muore, come farebbe un animale dei tropici trasportato sotto il rigido cielo settentrionale. Egli muore perchè la sua funzione è cessata, e perchè l'idea che lo fece vivere non riesce più, nel vasto agone della concorrenza vitale, a tener testa ad altre idee, più vigorose e più giovani.
Per iscorgere i sintomi del suo morire basta guardarsi d'attorno. Che cosa è ora l'opera sua a riscontro di quella d'altri tempi? Dove sono le spaventose sue apparizioni, le insidie perpetue, le offese d'ogni maniera, le meraviglie paurose? dove sono le formidabili milizie con cui egli di nottetempo attraversava pianure e foreste, o trasvolava per l'aria? dove i neri cavalli su cui rapiva gli uomini scellerati? dove gl'incendii suscitati da lui, le procelle scatenate da lui, le malattie devastatrici da lui cagionate? La Chiesa stessa, la quale non può concedere che il diavolo muoja, deve pur riconoscere ch'egli va assai più rattenuto di prima, e ha cessato di far molte cose che prima faceva.
E negli animi il pensiero, il sospetto e la paura di lui sono venuti sempre più mancando, non solo tra le persone colte, ma ancora tra il volgo; non solo nelle città, dove è più sollecito il rinnovamento delle idee e dei costumi, ma ancora nei campi, dove persiston più a lungo le antiche credenze e le consuetudini antiche. Il nome di lui ricorre frequente nel linguaggio famigliare, in proverbii, apostrofi e maniere di dire; ma l'immagine sua è, di solito, assente dagli spiriti. Pratiche magiche usano ancora tra le plebi ignoranti; ma è rarissimo ormai il caso che ci si faccia entrare il demonio, e dei famosi sabbats, o ritrovi, o giuochi, più nessuno parla. A chi mai ora potrebbe venire in mente, salvo ch'ei fosse matto spacciato, di evocare il demonio, di stringere un patto con lui, di dargli l'anima, di ripromettersi da lui ricchezze ed onori? La Chiesa stessa, di tali e simili peccati, che in altri tempi puniva col fuoco, oramai più non discorre, e volentieri pare che se ne dimentichi. Anzi va più là, e del demonio stesso parla il meno che può; e mentre fu sua cura in passato di richiamarne sempre, in tutti i possibili modi, alla memoria degli uomini, il nome, l'aspetto, la potenza, le opere, ora sembra che di tutto ciò più non si ricordi essa stessa. Così riman provata la legge di evoluzione in quegli stessi organismi che a cotal legge si mostrano più ribelli, e più s'illudono d'essere perpetui ed immutabili. Paragonate una predica di ora con una predica di cinque secoli addietro. In questa il diavolo salta in mezzo ad ogni frase, mostruoso e terribile, illuminato dai bagliori spaventosi dell'eterna fornace; in quella sarà molto se di passata se ne pronunzia il nome. Paragonate una chiesa moderna con una chiesa del medio evo. In questa il diavolo sotto tutti gli aspetti, in tutti gli atteggiamenti, dipinto, scolpito, intagliato, nei quadri, nei bassorilevi, negli scanni del coro, nei capitelli, nei fregi, sempre in iscena, personaggio immancabile di un dramma lungo e vasto quanto la storia stessa dell'umanità; in quella il più delle volte, non un'ombra, non un segno di lui.
Nessuno ora, viaggiando, teme più di capitare in tenebrose foreste, in solitudini alpine, in orrende spelonche, in laghi senza fondo, in gorghi di mare infestati da demonii traditori ed omicidi. Se un peccatore ostinato sparisce improvvisamente senza lasciar traccia di sè, a nessuno più viene in fantasia che il diavolo l'abbia preso pei capelli, e portato a volo in inferno; ma si fanno indagini, si mandano avvisi, con la ferma persuasione che, o vivo o morto, egli abbia ad essere in un qualche luogo, non dell'altro, ma di questo mondo. Se si trova un pover uomo strangolato in letto, nessuno crede più che sia stato il diavolo quegli che gli diè la stretta; ma si dice senz'altro che un delitto è stato commesso, e la polizia si dà le mani attorno per iscoprire il colpevole. Le donne non temono più gli abbracciamenti notturni del diavolo, e di diventar madri di diabolica prole, o di vedersi portar via da un diavolo, supposto padrino o tutore, i figli delle loro viscere. Chi ammala, più non s'immagina d'essere stregato, o d'avere il diavolo in corpo, e ricorre, non all'esorcista, ma al medico; chi muore, non si vede più intorno al letto una corona di diavoli fuligginosi e tetri, con le mascelle irte di denti aguzzi, con gli occhi strabuzzati, con distese le mani uncinate, in atto di ghermirgli l'anima. Una prova, fra l'altre, che la preoccupazione diabolica è mancata negli animi, o è, almeno, straordinariamente scemata, si ha nel fatto che le così dette demonopatie sono divenute rarissime, e tendono a sparire del tutto. Nei secoli scorsi, e sino a tempi non molto da noi lontani, certe malattie nervose, e in più particolar modo certe forme d'isterismo, davano luogo regolarmente ai fenomeni dell'ossessione e della possessione diabolica, appunto perchè le menti erano piene del pensiero e del terrore del diavolo: ora invece si risolvono in manifestazioni di tutt'altra natura, determinate dal modo del viver presente, dal mutato indirizzo delle idee, da nuovi interessi e da preoccupazioni nuove. I medici l'hanno veduto e detto da un pezzo. I miracoli già fatti dagli esorcisti nelle chiese si fanno ora dai medici nelle cliniche.