[343]. Questa è la forma più divulgata del nome, che nel racconto latino suona Oengus. Nella Legenda aurea il cavaliere si chiama Niccolò, Alvise nel testo pubblicato dal Grion, Ludovico Enio nel dramma del Calderon, altramente altrove.
[344]. Nel racconto riferito da Giacomo da Voragine (Legenda aurea, ediz. cit., cap. 50, p. 216) due bei giovani conducono il pellegrino fin sotto le mura di una città meravigliosa tutta risplendente d'oro e di gemme, ma non gli concedon d'entrarvi, e gli annunziano che, tornato al mondo, morrà in capo di trenta giorni, e potrà allora entrare nella città paradisiaca. Nel dramma del Calderon, la città, inaccessibile, è così descritta:
Una ciudad eminente
De quien era el sol remate
A torres y chapiteles.
Las puertas eran de oro,
Tachonadas sutilmente
De diamantes, esmeraldos,
Topacios, rubles, claveques.
Qui, e nel racconto del Voragine, non ben si capisce se si tratti del Paradiso terrestre o del celeste. Nel racconto italiano pubblicato dal Villari, il cavaliere vede, dalla cima di un alto monte, il cielo simigliante a l'oro fine ch'è nella fornacie ardente, e alcuni arcivescovi, che l'accompagnano, gli dicono esser quel cielo la porta del superno Paradiso, ov'entrano tutti coloro che hanno finito il tempo della loro dimora nel Paradiso terrestre.