Il più delle volte non si dice, e per buone ragioni, dove sia il Paese di Cuccagna, o la situazione sua s'indica con parole scherzevoli che non danno senso, come le drey Meil hinter Weynachten, di una poesia di Hans Sachs. Talvolta invece si ha una indicazione geografica più o meno determinata e precisa. La terra di Bengodi, della quale Maso narra le meraviglie a Calandrino, terra dove si legano le vigne con le salsicce, ed hassi un'oca a denajo e un papero giunta, è posta nel paese dei Baschi, ed è lontana da Firenze più di millanta miglia[466]. In un poemetto inglese, composto, come pare, verso la fine del secolo XIII, o sul principiar del seguente, il paese di Cuccagna è in mezzo al mare, ad occidente della Spagna[467]. In un codice del Museo Correr si ha una Descrittion del Paese di Cuccagna vicino a S. Daniel, città nel Friuli, Stato della Repubblica veneta[468]. Finalmente, in un dramma religioso tedesco lo Schlaraffenland è tra Vienna e Praga[469]. Qui il Paese di Cuccagna s'immagina in luogo assai prossimo a chi scrive: altrove, per contro, è accennata grande distanza, senz'altre indicazioni geografiche. Nella Historia nuova della città di Cucagna, data in luce da Alessandro da Siena e Bartolamio suo compagno[470], si dice che per andare in Cuccagna bisogna viaggiare ventotto mesi per mare e tre per terra; e in quodam terrae cantone remoto pone il felice paese Teofilo Folengo[471]. Una poesia tedesca del secolo XVI lo pone a mano manca del Paradiso terrestre[472], mentre un'altra vuole si avverta che esso non è nel Paradiso, dov'era vietato di mangiare[473]. A questo proposito è da notare che l'autore del poemetto inglese testè ricordato giudica il Paese di Cuccagna assai miglior luogo del Paradiso, ove non c'è altro da mangiare che frutta, e altro da bere che acqua[474].
Se un desiderio, dirò così, generico di felicità e d'innocenza suscita nell'anime devote l'immagine delle delizie del Paradiso, un desiderio più particolare di uscir di stento, di appagare gli appetiti più animaleschi e più imperiosi suscita l'immagine delle delizie del Paese di Cuccagna in tutti i miseri, in tutti gli affamati, in tutti coloro la cui vita è un perpetuo combattimento fatto più aspro e doloroso dallo spettacolo degli agi e delle lautezze altrui. Per tutti costoro la Cuccagna è una vera terra promissionis, com'ebbe a dirla Geiler di Keisersberg, da far riscontro alla terra repromissionis sanctorum delle leggende ascetiche, e dove si mangia e si beve e d'ogni buona cosa si gode senza metter mai fuori un quattrino. Perciò coloro che ne celebrano le meraviglie spesso si volgono ai poveretti, e li chiamano a raccolta, e annunzian loro che anche per essi è venuta finalmente l'ora di scialare; e chi li invita si trova nella stessa lor condizione. In certo Capitolo di Cuccagna esclama il poeta:
hor andiamoci tutti, o poverelli!
e in certo Trionfo de' poltroni:
Deh poveretti non stemo più a stentar![475]
L'autore di una poesia spagnuola intitolata La isla de Jauja, detto che in quella terra chi lavora riceve dugento bastonate ed è cacciato in bando, descritte tutte le comodità di cui vi si gode, si volge ai poveri idalghi, al gran popolo dei miseri:
Animo pues, caballeros,
Animo, pobres hidalgos;
Miserables, buenas nuevas,
Albricias todo cuitado,