Non si può dire con sicurezza quando appaja da prima questo nome di Cuccagna[460], nè molto sicura è la sua etimologia[461]. A me basterà qui di ricordare che un abbas Cucaniensis è già in una poesia goliardica composta probabilmente fra il 1162 e il 1164[462]; che Cuccagna fu il nome di un castello ancora in parte esistente presso Treviso; che tal nome occorre già in documenti del 1142; che un Warnerius de Cuccagna comparisce in una carta del 1188[463]; e che nel Pataffio si legge:
Erro, cu cu andra' tu in cuccagna
Dal pero al fico sempre perperando?[464]
Sia qual essere si voglia l'origine del nome, il componimento più antico, fra quelli sino a noi pervenuti, ove si descriva il paese indicato per esso, è un fableau del secolo XIII, intitolato Li fabliaus de Coquaigne[465]. L'autore dice d'essere andato per penitenza al papa, che lo mandò al paese di Cuccagna:
Li pais a à non Coquaigne,
Qui plus i dort, plus i gaaigne.
Le case vi son fatte di pesci, di salsicce e d'altre cose ghiotte. Le oche grasse si vanno avvolgendo per le vie, arrostendosi da se stesse, accompagnate dalla bianca agliata, e vi son tavole sempre imbandite d'ogni vivanda, a cui ognuno può assidersi liberamente, e mangiare di ciò che meglio gli aggrada, senza mai pagare un quattrino di scotto. Da bere porge un fiume, il quale è mezzo di vino rosso, e mezzo di vino bianco. In quella terra il mese è di sei settimane, e vi si celebrano quattro pasque, e quadruplicate sono l'altre feste principali, mentre la quaresima viene solo una volta ogni vent'anni. I denari si trovano, come i sassi, per terra; ma non bisognano, perchè nessuno compra o vende, e tutto quanto è necessario alla vita si dà per nulla. Le donne che vi sono altro non chiedono che di fare altrui piacere, e ci è la fontana di gioventù,
Qui fet rajovenir la gent.
Il poeta, uscitone, non trovò più la via di tornarvi.
Non giova ch'io vada ritessendo la descrizione delle delizie ond'è pieno, secondo i varii racconti, il Paese di Cuccagna, giacchè se mutano esse nei particolari, o nell'ordine con cui sono presentate, rimangon sempre, sostanzialmente, le stesse, e non muta lo spirito di sensualità, alle volte assai grossolano, che ne suggerisce e ne informa il concetto. E nemmeno tenterò di rifare la storia della finzione nel medio evo e nel tempo di poi, o di ricordare ordinatamente i componimenti cui essa diede materia nelle varie letterature d'Europa, bastando al proposito mio ch'io noti della finzione alcun elemento principale, alcun carattere più generale.