Crescit, decrescit, in eodem sistere nescit[552].
E ciò che della fortuna, s'ha pure a dir del destino. Dante, ora fa del volere divino e del fato una sola e medesima cosa, ora sembra che, almeno fantasticamente, li distingua, e distingua pure il fato dalla fortuna.
Alto fato di Dio sarebbe rotto
Se Lete si passasse e tal vivanda
Fosse gustata senza alcuno scotto,
dice Beatrice là nel Paradiso terrestre[553]. Ma prima di lei Virgilio aveva detto, distinguendo l'uno dall'altro:
Senza voler divino e fato destro[554].
Vedendoselo capitare innanzi, laggiù in Inferno, Brunetto Latini chiede a Dante:
qual fortuna o destino
Anzi l'ultimo dì quaggiù ti mena?[555]