[88]. Vedi Spiegel, Erânische Altherthumskunde, Lipsia, 1871, vol. I, p. 464; Windischmann, Zoroastrische Studien, Berlino, 1863, pp. 165-77; Lenormant, Les origines de l'histoire, d'après la Bible et les traditions des peuples orientaux, Orléans, 1880-4, vol. I. pp. 76, 81-2, 90-1, 93-4. La tradizione iranica talora reca un albero solo, uscente dal mezzo della fontana Ardvî-sûra, nell'Airyâna-vaêgiah, talora due. L'albero della vita e l'albero della scienza si confondono nell'albero del Budda. (Cf. De Gubernatis, La mythologie des plantes, Parigi, 1878-82, vol. I, pp. 79 sgg.). Le poma d'oro dell'Orto delle Esperidi sono di una specie con quelle del mito settentrionale d'Iduna. (Cf. Preller, Griechische Mytologie, 2ª ediz. Berlino, 1860-1, vol. I, p. 438; Raszmann, Die deutsche Heldensage und ihre Heimat, Annover, 1857-8, vol. I, p. 55). Un albero di vita compare con molta frequenza nelle tradizioni popolari dei Tartari della Siberia.
[89]. Vedi Le Roux de Lincy, Le livre des légendes, Parigi, 1836, pp. 24-28. Tale leggenda e narrata nella Vita versificata della Vergine composta da Ermanno di Valenciennes (Histoire littéraire de la France, t. XVIII, pp. 834-7). Ricordiamoci, a questo proposito, dei miti paralleli di Dioniso, del dio Soma e di Aurva. Secondo Federigo Frezzi, Quadriregio, l. IV, cap. 1, l'albero della vita avea le radici in cielo, girava due miglia e risonava di dolcissimo canto. Non so se di esso si discorra nel libro di un Giovanni Bracesco, intitolato Il legno della vita, nel quale si dichiara qual fosse la medicina per la quale i primi padri vivevano novecento anni, Roma, 1542. Vedesi registrato nella Biblioteca dell'Haym, a p. 369 della edizione di Milano, 1771-3.
[90]. Vedi, per esempio, Perreti, Catacombes de Rome, Parigi, 1851, t. II, tav. 22.
[91]. Le Talmud de Jérusalem traduit par M. Schwab, Parigi, 1878-90, vol. I, tratt. Berakhot, cap. VI, 2, p. 391; Le Talmud de Babylone traduit... par l'abbé L. Chiarini, Lipsia, 1831, vol. II, pp. 180-1.
[92]. Das Duch Enoch, pubbl. da A. Dillmann, Lipsia 1853, cap. 31.
[93]. Gregorio Abu'l-Faragi ricorda le varie opinioni secondo cui l'albero della scienza sarebbe stato il fico, la vite, o il frumento, Historia compendiosa dynastiarum, Oxford, 1603, vol. I, p. 4.
[94]. Evagatorium, ed. del Literarisches Verein, Stoccarda, 1843-5, voi. III, pp. 5-6.
[95]. Laurent, Peregrinatores medii aevi quatuor, Lipsia, 1864; pp. 87-8. Vedi la peregrinatio di Thietmar ivi stesso, cap. XXIX, 4, e la nota dell'editore sull'argomento. Giacomo di Vitry distingue l'arbor paradisi, che dalla descrizione da lui fattane si vede essere il musa, da un altro albero, il quale produce frutti con impresso il segno di un morso, e sono perciò detti poma Adam. Op. cit. p. 1099.
[96]. Op. cit., p. 98.
[97]. Ariosto, Orl. fur., c. XXXIV, st. 60. Non so se la grande riputazione dei pomi del Paradiso abbia contribuito a divulgare la credenza che nell'estremo Oriente fossero uomini i quali non d'altro si nutrivano che dell'odore di un pomo. L'autore del Mare amoroso, sia desso o non sia Brunetto Latini, ne fa ricordo: