[118]. XXII, 1-2. Ebbe a ricordarsene Giacomino da Verona, il quale fa scorrere per mezzo alla sua Gerusalemme celeste un fiume pieno di gemme,

De le quale çascauna sì à tanta vertù,

K'elle fa tornar l'omo veclo en çoventù,

E l'omo, k'è mil agni êl monumento çasù,

A lo so tocamento vivo e sano leva su;

e altre acque la cui miracolosa natura è tale che chi ne beve non morrà, nè avrà più mai bisogno di bere. Mussafia, Monumenti antichi di dialetti italiani, Sitzungsber. d. k. Akad. d. Wissensch., philos.-hist. Cl., vol. XLVI, Vienna, 1864, pp. 139-40. Giacomino non si appaga di quanto, a tale proposito, è detto nell'Apocalissi, ma aggiunge di suo.

[119]. L'ambrosia, ἄμβροτος, dei Greci, corrisponde all'amrita degl'indiani. Secondo una delle versioni della leggenda di Achille, Teti rese il figliuolo invulnerabile e immortale aspergendolo di ambrosia e poi mettendolo al fuoco. Un liquore di egual virtù si ha nella mitologia germanica. Vedi Kuhn, Die Herabkunft des Feuers und des Göttertranks, Berlino, 1859, p. 175.

[120]. I Gaeli immaginarono anche un paese di gioventù. Vedi Beauvois, Op. cit., pp. 308, 310-11.

[121]. Weber, Indische Streifen, Berlino, 1868-79, vol. I, pp. 13-15.

[122]. Cf. Spiegel, Die Alexandersage bei den Orientalen, Lipsia, 1851, pp. 29, 47, 52. Ethè, Alexanderszug zum Lebensquell im Lande der Finsterniss, negli Atti dell'Accademia di Monaco, 1871.