Mantenente fu miso

Fora del Paradiso,

Dov'era ogni diletto,

Senza niuno eccetto

Di freddo o di calore,

D'ira nè di dolore.

E per quello peccato

Lo loco fue vietato

Mai sempre a tutta gente[309]

Che anche Dante avesse il monte del Paradiso in conto d'inaccessibile, sembra risulti dal racconto che Ulisse fa del suo viaggio (folle volo) nell'oceano[310]. Il Geografo Ravennate s'ingegna di mostrare, con ogni maniera di buoni argomenti, come non sia possibile agli uomini penetrare nel Paradiso[311]; e il Mandeville, cui duole di non averlo potuto visitare, dice, ripetendo ancor egli cose già dette da altri, che molti tentarono inutilmente di andarvi, e che l'altezza e l'asprezza dei monti, e le strane fiere che infestano il paese d'intorno, non lasciano che nessun vi s'accosti. Ne' Fioretti della Bibbia si legge: «Questa montangnia si dice ch'è sì alta et dura e aspra fortemente e sì maravigliosa che neuno huomo per sua bontà non vi potè mai salire, nè là drento intrare, secondo quelli che vi sono stati nel paese»[312]. Perciò Fazio degli Uberti lo dice un monte ignoto a tutta gente, e Giovanni di Hese lo descrive altissimo, con le pareti a perpendicolo, a guisa di torre, ita quod nullus potest esse accessus ad illum montem.