[328]. Ap. Pertz, Monumenta Germaniae, Scriptores t. XXII, p. 71.

[329]. Un racconto tedesco dice che quei di Losanna gettarono il corpo di Pilato in una palude del monte Toritonio. Du Méril, Op. cit., p. 356, n. 7.

[330]. In un codice del secolo XII, conservato nella Biblioteca Regia di Monaco, in fine alla storia apocrifa di Pilato si legge: «puteus autem hic vicinus est monti qui vocatur septimus mons, vel quod montibus aliis circumseptus, vel septimus mons tamquam de septem montibus eminentioribus unus». Forse di qui ebbe Corrado a Mure la suggestione a porre la tomba di Pilato sul Septimerpass. Vedi Herschel, Zur Pilatussage, Anzeiger f. Kunde d. deutschen Vorz., neue Folge, vol. XI (1864), col. 364.

[331]. In una storia della Passione, che in versi tedeschi compose Giovanni Rothe (1370-1434), si dice che il corpo di Pilato fu prima gettato nel Rodano, poi sepolto presso Losanna, poi gettato in uno stagno sulla cima di un alto monte, a due o tre miglia da Costanza, presso il Reno, nel territorio del duca d'Austria. Vedi lo scritto testè citato del Herschel (coll. 366-9), il quale afferma, senza nessuna ragione, che il monte di cui qui si discorre è quello presso Lucerna, e che il Rothe accennò a Costanza solo perchè non conosceva bene i luoghi. Certo la leggenda si legò a più e diversi luoghi e monti. Il prof. Carlo Salvioni mi assicura che, secondo una leggenda del Canton Ticino, l'anima di Pilato sarebbe confinata in un laghetto suscitator di tempeste, nella Val Bavona, poco lungi da Locarno.

[332]. Ap. Tischendorf, Op. cit., p. 462.

[333]. Roma nella memoria, ecc., vol. I, pp. 346, 381. Nota il Torraca, nello scritto citato, che l'antica Ameria è oggi Amelia, dove un palazzo è tuttavia detto dal popolo palazzo di Pilato.

[334]. Massmann, Op. cit., vol. III, pp. 605-6. In una delle redazioni della Vengeance de Vespasien, si dice che Pilato fu inghiottito in Roma da una voragine che gli si aprì sotto ai piedi. Ms. L, II, 14 della Nazionale di Torino, f. 102 r.

[335]. De montibus, sylvis, fontibus, etc. Dopo il Boccaccio il lago Scaffajolo fu ricordato da molti: v. De Stefani, I laghi dell'Apennino settentrionale, Bollettino del Club Alpino italiano, anno 1883, pp. 100-2. Per altri laghi simili vedi Simone Majolo, Dies caniculares, Roma, 1597, p. 580; Atanasio Kircher, Mundus subterraneus, Amsterdam, 1678, l. V, cap. 6; Gian Giacomo Scheuchzer, Itinera per Helvetiae alpinas regiones, Lugduni Batavorum, 1723, pp. 92-3; Antonio Matani, Delle produzioni naturali del territorio pistojese, Pistoja, 1762, p. 99; Grimm, Deutsche Mythologie, 4ª ediz., Berlino, 1875-78, vol. I, p. 496; Liebrecht, Des Gervasius von Tilbury Otia imperialia, Hannover, 1856, pp. 146-9.

[336]. Vedi Reumont, Il Monte di Venere in Italia, nei Saggi di storia e letteratura, Firenze, 1882, pp. 378-94.

[337]. L. XIV, c. 30.