Così pure non si vede quale ragione potesse indurre il volgo credente in Francia a prendersi una confidenza in tutto simile con San Martino, se non si ammette che, essendo San Martino un santo molto popolare e bonario, il popolo potè credersi licenziato a ricorrere al suo patrocinio anche in casi nei quali l'ajuto dei santi non pare troppo a proposito. Fatto sta che ostel saint Martin significò quel medesimo che ostel saint Julien. Il fableau intitolato Le meunier et les II clers, che corrisponde alla novella 6ª della Giornata IX del Decamerone, ce ne porge una prova. Il poeta, narrati i casi venturosi ch'ebbero i due giovani albergando la notte in casa del mugnajo, dice:

Il orent l'ostel saint Martin[404].

E in un'alba di Guiraut de Borneil non invoca il vigile amico la protezione di Dio sopra l'amante troppo felice che non cura il sopravvenire del giorno?

Il Manni crede che la storia di Rinaldo d'Asti narrata dal Boccaccio, non sia cosa inventata, ma vera[405]. Ciò può ben essere; ma in tal caso, inclinerei a credere che al fatto sostanziale vero il Boccaccio avesse messo egli quel contorno di comica superstizione, traendolo, sia da altre storie a lui note, sia dalla divulgata credenza. Ad ogni modo non intendo che si voglia dire L. Cappelletti, quando afferma che le fonti della novella del Boccaccio sono il Panciatantra, le gesta Romanorum, c. XVIII, e la Legenda aurea, hist. XXII[406]. Certo riscontro con una novella del Panciatantra fu notato, e sta bene; ma nei Gesta Romanorum e nella Legenda aurea si narra la storia di San Giuliano, e non si trova indizio di quelle particolarità del culto a esso San Giuliano prestato che appunto sono di capitale importanza nella novella del Boccaccio; e per sapere che San Giuliano l'Ospitaliere era protettor dei viandanti, il Boccaccio non aveva bisogno di ricorrere a quei racconti, ma bastava che ponesse mente al nome di lui, e aprisse le orecchie a' discorsi degli innumerevoli credenti.

Per carità, un po' più adagio in questa faccenda delle fonti.

NOTE

[382]. Firenze, 1818, vol. II, pp. 146 sgg.

[383]. È la VI delle sue Lezioni accademiche, Modena, 1839-40, vol. II. Agli autori rammentati in proposito dal Galvani, e a quelli che registra lo Chevalier, Répertoire des sources historiques du moyen-âge, coll. 1316-7, si possono aggiungere i seguenti: Lecointre-Dupont, Mémoires de la Sociétè des Antiquaires de l'Ouest, t. V (1835); Du Méril, Histoire de la poésie scandinave, Parigi, 1839, p. 345, n. 2; Foglietti, San Giuliano l'Ospitatore, cenni storici, Firenze, 1879. (Vedi anche il Giornale storico della letteratura italiana, vol. VI (1885), p. 419). Circa la persona di San Giuliano mosse ragionevolmente alcuni dubbii lo Zambrini nel Propugnatore, t. V, P. 1ª pp. 169-70. Fra le Istorie e Leggende registrate dallo stesso Zambrini, Opere volgari, ecc., 4ª ed. con Appendice, Bologna, 1884, coll. 568, 581, 761, non trovo un poemetto di 32 ottave intitolato: La devotissima e bella istoria di San Giuliano dove s'intende che per inganno del demonio uccise il padre e la madre, Lucca, per Domenico Ciuffetti, 1702. Non lo registra nemmeno il Passano ne' suoi Novellieri in verso (Bologna, 1868), e non so se si tratti di cosa antica o moderna.

[384]. Pico Luri di Vassano (Ludovico Passarini) nei suoi Modi di dire proverbiali ecc., Roma, 1875, pp. 564-5, cita solamente la novella del Boccaccio, un luogo dell'Orlando innamorato del Berni (c. XXVIII, st. 8), il noto Paternostro e la nota Orazione. Altre indicazioni si possono vedere nei Vocabolarii sotto Paternostro.

[385]. Cap. VII.