[464]. I demonografi sono pressochè concordi nel dire che il diavolo non può essere forzato, e che la sua obbedienza ai maghi è finzione ancor essa; ma la credenza popolare contraddisse in questo, come in altri punti, alla opinione dei trattatisti di professione.

[465]. Intorno alla condizione del sentimento religioso in Italia, in quel tempo, vedi il bel libro del Gebhart, L'Italie mystique. Histoire de la renaissance religieuse au moyen-âge, Parigi, 1890. Vedi pure: Briefe heiliger und gotterfürchtiger Italiener gesammelt und erläutert von Alfred von Reumont, Friburgo, i. B., 1877, Prefazione.

[466]. Cfr. intorno all'argomento Gaspary, Geschichte der italienischen Literatur, vol. I, Lipsia, 1855, pp. 355 sgg.; Mazzatinti, Un profeta umbro del secolo XIV (Tommasuccio da Foligno) nel Propugnatore, vol. XV (1882), parte 1ª.

[467]. Vedi San-Marte (A. Schulz), Die Sagen von Merlin, Halle, 1858, pp. 9 sgg., 262 sgg.; Hersart de la Villemarqué, Myrdhinn ou l'enchanteur Merlin, Parigi, 1862, pp. 291 sgg. Il celebre Battista Mantovano (1448-1516), in fine del suo poema in tre libri su Niccolò da Tolentino, parla ancora di Merlino come di un uomo singolare, generato dal diavolo e dotato di spirito profetico.

[468]. Hersart de la Willemarqué, Op. cit., pp. 343 sgg. G. Manni, in una nota apposta alla Cronaca di Buonaccorso Pitti, da lui pubblicata (Firenze, 1720, p. 93, n. 1) ricorda una Profezia di Merlino, tradotta in toscano da un certo Paulino, contenuta, secondo egli dice, in un manoscritto antico, posseduto allora dall'abate Pier Andrea Andreini.

[469]. P. 29. Il Fioretto è scrittura dei primi anni del sec. XIV.

[470]. Scriptores rerum italicarum, t. VIII, pp. 1177-8. Li riprodusse il San-Marte, Op. cit., pp. 264-5.

[471]. Pp. 176-8.

[472]. Chronicon, ap. Muratori, Scriptores, t. IX, p. 670. V. l'Appendice, num. 1.

[473]. L'Huillard-Bréholles pubblicò alcuni versi che sono, in parte, quelli stessi riportati da Salimbene, ma disposti in altro ordine. Essi trovansi adespoti nel codice onde li trasse; ma un codice di Bruxelles li attribuisce a Michele Scotto (Chronicon placentinum et chronicon de rebus in Italia gestis, Parigi, 1856, Prefazione, pp. XXI-XXII).