Ecco dunque uno scrittore inglese, uno scrittore tedesco, due scrittori francesi, porgere documento di una leggenda medesima, variata, dirò così, nella buccia, ma rimasta pur sempre quella nel nocciolo e nel midollo. E le testimonianze non finiscono qui, potendosi alle forastiere aggiungerne una nostrana, assai scarsa ed asciutta a dir vero, ma non però meno significativa. In una rozza e bizzarra poesia, appartenente, come pare, al secolo XIII, e pubblicata son pochi anni[530], due cavalieri, interrogati dell'esser loro da un misterioso personaggio che si fa chiamare Gatto Lupesco, rispondono:

Cavalieri siamo di Bretangna,

ke vengnamo de la montagna,

ke ll'omo apella Mongibello.

Assai vi semo stati ad ostello

per apparare ed invenire

la veritade di nostro sire,

lo re Artù k'avemo perduto

e non sapemo ke sia venuto.

Or ne torniamo in nostra terra