oppure, senza mutar nulla:
In Tintoil udii contar allora.
Tintaguel, Tintagel, Tintajoil in francese (v. Francisque Michel, Tristan, Recueil de ce qui reste des poëmes relatifs à ses aventures, Londra, 1835, vol. I, pp. 15, 44, ecc.), Tintagoil in provenzale, Tintajoele in tedesco (Gottfried von Strasbourg, Tristan und Isolde, Breslavia, 1823, v. 476 ecc.), era il nome della residenza del re Marc, dove appunto sorgevano le tombe dei due amanti. Nel Roman de Brut è il castello in cui è rinchiusa Igierna, madre di Artù. Nel Roman de Flamenca, edito da P. Meyer, Parigi, 1865, si ricorda, vv. 591-2, un lais de Tintagoil:
L'uns viola [l] lais del Cabrefoil
E l'autre cel de Tintagoil.
È questo un altro saggio delle infinite correzioni che il testo del Dittamondo richiede. Non voglio lasciare l'argomento senza recare una curiosa nota che Guglielmo Capello appose qui per l'appunto, e che dice così: «Questa parte di questo capitolo, signor mio marchese, non chioso, pero che de queste historie francesi sono ignorante quasi, e pochi libri francesi ho veduti non che lecti. E per lo simile in la. 2ª. cantica supra, ove fa mentione di vterpendragon, lasciai a chiosare; et anchora perchè voi, signore, site copioso e docto delle dicte historie, porite intendere e chiosare a uostro modo». Il Capello compose il suo commento ad instanza di un marchese di Ferrara, che non so propriamente quale si fosse. (Vedi per quanto concerne il Capello e il codice di Torino, Renier, Op. cit., p. cli n). La nota di lui può servire d'illustrazione all'inventario dei codici francesi posseduti dagli Estensi nel sec. XV, pubblicato dal Rajna nella Romania, vol. II.
[578]. Liriche, ediz. cit., p. 121.
[579]. Mussafia, Monumenti antichi di dialetti italiani, in Sitzungsberichte der k. Akademie der Wissenschaften, philos.-hist. Cl., vol. XVI, Vienna, 1864, p. 162.
[580]. De Babilonia civitate infernali, ap. Mussafia, Op. cit., p. 158; Tobler, Das Buch des Uguçon da Laodho, verso 197, Abhandl. d. k. Preuss. Akad. d. Wiss. zu Berlin, philos.-hist. Cl., 1884; La passione e Risurrezione, poemetto veronese del secolo XIII, pubblicato integralmente per la prima volta da L. Biadene in Studj di filologia romanza, fasc. 2º. 1884, p. 243.
[581]. Mussafia, Op. cit., pp. 194-5.