Così finisce in tronco la scrittura, e, come pare, propriamente nel luogo dove avrebbe dovuto cominciare l'annunciata descrizione del combattimento. Mancando il meglio, essa non può dare argomento a osservazioni di qualche rilievo. La civitas marmorea è la stessa città di Verona, così denominata nel medio evo dalla copia de' suoi marmorei edifizii (secondo trovasi notato), o dai marmi che si cavavano nel suo territorio. Giovanni Diacono dice in un luogo della sua Historia: «Haec civitas ab originibus prius Marmor dicta est a copia marmorum». Di qui il nome di Marmorina che, per citare un esempio, si vede usato dal Boccaccio nel Filocolo[616]. Chi possa essere quel Malgaretes, figlio del re Groonz, veramente non so; ma notisi che mentre il nome di Malgaretes è dapprima usato come nome proprio di singola persona, poco dopo fa ufficio di appellativo comune, dato ad entrambi i prodi combattenti, malgaretes mundi, quasi dicesse per figura di lode magaritae mundi. La immaginazione di quel combattimento non si può dire in tutto scioperata, perchè è un fatto che più di una volta nell'anfiteatro di Verona si combatterono, durante il medio evo, duelli giudiziarii; ma, ad ogni modo, non mi venne fatto di scovrirne vestigio altrove. Il Maffei dice, parlando dell'Arena nella Verona illustrata:[617] «Fole si raccontano, e in supposti documenti si leggono, di battaglie fattevi da Lancellotto del Lago e dagli eroi romanzieri». Quali sieno questi supposti documenti non so, e il Maffei non lo dice.
E poichè siamo a parlar dell'Arena, non credo inutile accennare ad un'altra leggenda, non so veramente quanto antica, che in altro modo la connette con le finzioni brettoni. In un carme in lode della città di Verona, carme che il Cremonese Domenico Bordigallo inserì nella sua Cronica[618], si leggono questi due versi:
Condidit arte sua maga Merlinus harenam (sic)
Quem rapuit Minos fraude, dolo, miserum.
Nella Carminum exposicio rerumque sensus Verone urbis ad intelligentiam che segue, il Bordigallo, venuto ai due versi citati, narra che, a testimonianza del vescovo Sicardo e di Galvano Fiamma, l'Arena fu edificata dal mago Merlino, e che la sua immagine si vede tuttavia scolpita a cavallo, con un corno in mano, un cane e un cervo vicino e i versi O Regem stultum etc. sulle porte di S. Zenone. Come si vede, qui Merlino è sostituito nella leggenda a Teodorico. Di una tale sostituzione che cosa si deve pensare? Il Bordigallo componeva in Verona stessa il suo carme nell'ottobre del 1522, col proposito di celebrare quella città, di rammemorare tutte le glorie sue favolose o reali[619]. Raccolse egli quella favola da una tradizione già formata, o l'inventò di pianta? Non è possibile risolvere con sicurezza il dubbio, ma confesso che mi sento propendere per la seconda congettura. Anzi tutto Sicardo e Galvano Fiamma, citati come testimoni, non dicon verbo di quest'opera di Merlino; poi par difficile ad ammettere che i Veronesi potessero in leggenda di tanto rilievo scartar Teodorico, sì strettamente legato alla storia della loro città, per porre in suo luogo Merlino, che con quella storia non aveva relazione di sorta; da ultimo è da notare che di quell'attribuzione della fabbrica dell'Arena a Merlino non appar segno altrove. Ad ogni modo, anche ammesso che il Bordigallo non l'inventasse, nulla prova che questa favola fosse antica.
NOTE
[604]. Ap. Muratori, Scriptores, t. XII, coll. 1027-8. Questo racconto fu già riferito altre due volte, prima da Gualtiero Scott, Sir Tristrem, ed. 1819 p. 298, poi dal Michel, Tristan, già cit., vol. II, pp. 163-4. Cfr. anche De Castro, La storia nella poesia pop. mil., Milano, 1879, p. 32.
[605]. Vedi Ghiron, Bibliografia lombarda, Catalogo dei manoscritti intorno alla storia della Lombardia esistenti nella Biblioteca Nazionale di Brera, Milano, 1884 (estratto dall'Arch. stor. lomb.), p. 29.
[606]. Ap. Muratori, Scriptores, t. XI, col. 654.
[607]. Vedi per le insegne dell'impero e per la importanza che loro si attribuiva, il già citato mio libro, Roma nella memoria e nelle immaginazioni del medio evo, vol. II, pp. 456 sgg.