[608]. Di ritrovamenti così fatti ci sono nel medio evo esempii assai antichi. Narra Paolo Diacono (Historia Langobardorum, l. II, c. 28), come Giselperto, duca di Verona, aprisse la tomba di Alboino e ne togliesse la spada e altre cose di valore: qui se ob hanc causam vanitate solita apud indoctos homines Albuinum se vidisse jactabat.
[609]. Così si narra in un curioso documento conservato nella torre di Londra e che, dopo altri, pubblicò il Michel, Op. cit., vol. II, pp. 164-5.
[610]. Segnato CCIV, 189.
[611]. Debbo questa indicazione, e alcune altre in proposito, al chiarissimo prof. Carlo Cipolla, il quale ebbe la gentilezza di trascrivere per me l'aneddoto.
[612]. Relazione d'un manoscritto dell'istoria manoscritta di Giovanni Diacono Veronese, nel t. XVIII della Raccolta d'opuscoli scientifici e filologici del Calogerà, Venezia, 1738, pp. 137-8.
[613]. Tartarotti, scritto cit., p. 138.
[614]. Segnato CCVI, 194.
[615]. I due vocaboli sono d'incerta lettura; nella trascrizione rimaneggiata di cui s'è fatto testè parola si legge a questo luogo: in huius autem rotunditate etc.
[616]. V. Novati, Sulla composizione del Filocolo, in Giornale di filologia romanza, t. III, p. 162-3, dove si hanno circa quel nome altre testimonianze« e Sgulmero, Sulla corografia del Filocolo, in Rivista minima, XII, 7.
[617]. Ed. dei Classici, Milano, 1825-6, t. V, p. 140.