Qui en la fin ert chaschun de soe oure loes;

Le merit en atent de tot ce cha oures.

E ge l'en croy trop bien, respond li quuens ades.

Lo stesso si ha, su per giù, nel testo della Nazionale di Torino, cod. N, III, 19, f. 116 r. a 117 r., e nel romanzo in prosa (Andrea da Barberino, Storia di Ugone d'Alvernia, Bologna, 1882, Scelta di cur. lett., disp. 188, 190, vol. II, p. 33). Nel testo della Biblioteca del Seminario in Padova, cod. 82, questa parte manca, come il prof. Crescini mi avverte, e come può anche rilevarsi dall'analisi che egli ne diede (Orlando nella Chanson de Roland e nei poemi del Boiardo e dell'Ariosto. Segue una appendice sul poema franco-veneto Ugo d'Alvernia, estratto dal Propugnatore, vol. XIII, 1880, p. 96).

[100]. Vedi quanto osserva in proposito il Renier, La discesa di Ugo d'Alvernia allo Inferno, Bologna, 1883 (Scelta di cur. lett., disp. 194), pp. CXLV-CLIV. La imitazione di Dante è del resto già penetrata nella redazione più antica, del codice di Berlino.

[101]. Ediz. di C. Bartsch, Lipsia, 1870-1, l. IX, vv. 1155-65. Lo stesso Trevrizent, per altro, confessa poi a Parzival che quanto disse in proposito è favola (l. XVI, vv. 341-60). Cfr. Birch-Hirschfeld, Die Sage vom Gral, ihre Entwicklung und dichterische Ausbildung in Frankreich und Deutschland im 12. und 13. Jahrhundert, Lipsia, 1877, p. 250.

[102]. Satana, Beelzebub, Lucifero, sono per Dante tre nomi dello stesso principe dei demonii.

[103]. Che Proserpina sia tra i demonii si argomenta, sebbene il poeta non dica altro di lei, dai vv. 43-4 del c. IX dell'Inferno, e da quelle parole di Farinata degli Uberti, X, 79-81:

Ma non cinquanta volte fia raccesa

La faccia della donna che qui regge,