[133]. In un luogo del Convivio, II, 5, Dante assimila le divinità dei gentili alle idee di Platone; ma tale assimilazione mal si conviene agli dei falsi e bugiardi ricordati nel I dell'Inferno, i quali non possono essere se non demonii.
[134]. Inf., XXXI, 12-8, 67-75. Cf. uno studio di M. Scherillo, Accidia, invidia e superbia ed i giganti nella Divina Commedia, Nuova Antologia, serie 3ª, vol. XVIII (1888).
[135]. Vedi Dillmann, Das Buch Henoch, Lipsia, 1853, p. XLII; Gfroerer, Geschichte des Urchristenthums, Stoccarda, 1838, vol. I, p. 385.
[136]. Meglio Carlo III: il soprannome di Grosso viene in uso solamente nel XII secolo. Vedi Duemmler, Geschichte des ostfränkischen Reichs, Berlino, 1862-5, vol. II, p. 292.
[137]. Ap. Pertz, Mon. Germ., Script., t. V, p. 458.
[138]. Vedi Schroeder, Glaube und Aberglaube, ecc., p. 102.
[139]. Edizioni citate, c. 7. I due giganti si chiamano Fergusius e Conallus, et suis temporibus in secta ipsorum tam fideles sicut ipsi non sunt inventi: quorum nomina, dice l'angelo a Tundalo, tu bene nosti. Fergusius è probabilmente il Ferracutus, che nella Cronica dello Pseudo Turpino disputa di teologia con Orlando ed è vinto da lui. (Turpini, Historia Karoli Magni et Rotholandi, ediz. Castets, Montpellier e Parigi, 1880, c. XVII, pp. 27 sgg., e nota ivi pp. 27-28). Esso comparisce anche, in condizioni del tutto simili, nell'Entrée de Spagne, dove è detto espressamente che l'anima di lui è portata via dai diavoli. Notisi che Fergusius riproduce, non la forma latina del nome, ma la francese, Fergus. Quel Conallus non so chi sia. I nomi dei due giganti suonano Conallus e Ferguncius nel poema latino (ediz. Wagner, V. 985); ma mancano nel racconto che Vincenzo Bellovacense introduce nel suo Speculum historiale, l. XXVIII, c. 91, e che staccatosene, riappare da sè, come redazione abbreviata, in molti manoscritti. (Non altro è il testo latino ripubblicato dal Villari, Op. cit., pp. 55-74. Vedi Mussafia, Sulla Visione di Tundalo, in Sitzungsb. d. k. Akad. d. Wiss., philos.-hist. Cl., t. LXVII, 1871, p. 162). La redazione italiana riprodotta dal Villari, e che è tutt'uno con quella inserita in alcune stampe antiche delle Vite dei Santi Padri, reca (Op. cit., p. 81) Feragudo e Chinelaco; quella pubblicata da F. Corazzini (Visione di Tugdalo, Bologna, 1872, Sc. di cur. lett., disp. 128, p. 29) ha Fergugi e Conali; ma i nomi mancano nell'altra, pubblicata dal Giuliari (Il libro di Theodolo o vero la Visione di Tantolo, Bologna, 1870, Sc. di cur. lett., disp. 112, p. 25). I nomi mancano del pari nel poema tedesco di Alber (ediz. Wagner, vv. 681-2). Nella versione catalana pubblicata dal Baist (Zeitschrift für romanische Philologie, vol. IV, pp. 313 sgg.) suonano Sergus e Tonalt. Non ho agio di riscontrare la versione francese, la provenzale ecc., nè alcune pubblicazioni, come quelle del Turnbull (The Vision of Tundale, Londra, 1843) e dello Sprenger (Albers Tundalus, Halle, 1875) dove questo punto potrebbe essere esaminato. Nella Passion del Gresban, edita da G. Paris, si ha, V. 33476, un demonio Fergalus.
[140]. Federigo Frezzi, il quale più di una volta, nel suo poema, si arroga di corregger Dante, restituisce Flegias alla sua prima e naturai condizione (Il Quadriregio, l. II, c. 12).
[141]. De bello judaico, VII, 6, 3.
[142]. Vedi Schroeder, Glaube und Aberglaube, ecc., pp. 63 sgg. Per Nerone demonio vedi più particolarmente il già citato mio libro, Roma ecc., vol. II, pp. 356-7.