[143]. V. 46, in Mussafia, Monumenti di antichi dialetti italiani, Sitz. d. k. Akad. d. Wiss. in Wien, phil.-hist. Cl., vol. XLVI, 1864. Insieme con Maometto, Giacomino ricorda Trifon, Barachin e Sathan. Barachin potrebbe essere il Baratron dei poemi francesi, il quale, ora significa opportunamente l'abisso infernale, ora è nome di demonio: non so che dire di quel Trifon, nome di parecchi santi.

[144]. Inf., XXX, 117. Il verso non mi pare di dubbia interpretazione.

[145]. Purgat., XIV, 118. Fra Filippo da Siena racconta (Gli assempri, Siena, 1864, cap. 25) di certo ser Giontino da Monte Luccio, notajo, il quale diventò, dopo morto, notajo dell'Inferno; diventò, cioè, uno degli officiali del regno di Satanasso.

[146]. Parzival, l. IX, v. 911, ediz. cit.

[147]. Vedi Roskoff, Op. cit., vol. I, pp. 233, 268, 290, 300-1, e il mio libro Il Diavolo, Milano, 1889, pp. 39 sgg. San Tommaso, nella XVI delle sue Quaestiones disputatae de potentia Dei (De daemonibus, art. 1) recate in mezzo le contrarie opinioni di chi attribuiva un corpo ai demonii e di chi lo negava loro, conclude: Dicendum, quod sive daemones habeant corpora sibi naturaliter unita, sive non habeant, hoc non multum refert ad fidei christianae doctrinam. Cfr. Alberto Magno, Summa theol., P. II, tratt. V, qu. 25, m. 2, art. 1, partic. 1.

[148]. Dialog., l. IV, c. 29. Il Vida chiama espressamente i demonii rabidum sine corpore vulgus.

[149]. Oratio contra Graecos, Max. biblioth. vet. pat., t. II, p. 27.

[150]. Parad., XXIX, 22 sgg.; Conv., II, 5.

[151]. Purgat., XXV, 79-108.

[152]. Inf., VIII, 27.