[280]. Epist. 10, in Jaffè, Monumenta Moguntina, Bibl. rer. germ., t. III, Berlino, 1866, p. 55. Il contrasto assume qui un carattere anche più largo. L'anonimo visionario si udì accusare dai proprii peccati, difendere dalle proprie virtù, fatti in certo modo persone: un uomo già da lui percosso e ferito, compare, tuttochè vivo ancora, ad accusarlo. Abbiamo già l'embrione di un regolare processo. Angeli e demonii formavano due eserciti, sempre in guerra tra loro. Una volta, nel deserto, l'abate Isidoro mostrò all'abate Mosè, dalla parte di Occidente l'esercito dei diavoli, dalla parte di Oriente l'esercito degli angeli, quello pronto ad assaltare i santi uomini, questo a difenderli: Rufino di Aquileja, De vitis patrum, l. II, c. 10.

[281]. Probabilmente era questa una tradizione rabbinica. I rabbini narrarono pure una specie di contrasto fra Sammaele, l'angelo della morte, e Mosè, che non vuol morire, e lo mette in fuga; poi fra l'anima di Mosè, la quale non vuole uscire del corpo, e Dio stesso, che è venuto per prenderla. Vedi Eisenmenger, Entdecktes Judenthum, Königsberg, 1711, vol. I, pp. 858-61.

[282]. Cfr. per la credenza, anche fuori del cristianesimo, Maury, Essai sur les légendes pieuses du moyen-âge, Parigi, 1843, p. 81. Per la opinione, del resto non sostenibile, che le origini della credenza cristiana sieno da cercare nel paganesimo germanico, vedi Grimm, Op. cit., vol. I, pp. 349; II, 698-9.

[283]. Bouquet, Recueil des historiens des Gaules, t. II, p. 593.

[284]. Hist. eccl., l. V, c. 13. Sant'Agostino vide una volta il diavolo con un gran libro sopra le spalle, il libro dove notava per ordine tutti i peccati degli uomini. Aveva ad esser ben grande: di solito ciascun peccatore ha il suo libro particolare. L'idea di questo libro diabolico fu suggerita, probabilmente, per ragion di contrasto, dal libro della vita, di cui è più d'una volta menzione nelle Scritture.

[285]. Caratteristico a tale proposito è il racconto riferito da Leone Marsicano (m. 1115) nella Chronica Montis Casinensis, all'anno 1024. Un monaco, stando in orazione la notte, vede passare con grande ruina una turba di diavoli. Chiamatone uno, gli chiede ove vadano, e avutone in risposta che vanno a torsi l'anima dell'imperatore Enrico III, protesta di non credere che Dio possa darla loro nelle mani, e gl'impone di venirne a lui al ritorno, a narrargli l'evento. Passati due giorni, ecco riapparire il malvagio spirito, con volto dimesso, con portamento lugubre, e narrare al monaco la disfatta propria e de' suoi. Già era durata un pezzo la contesa fra gli angeli ed essi, quando di comune accordo fu risoluto di pesare con una bilancia le buone e le male azioni del morto, e decidere così a chi dovesse appartenerne l'anima. Dato mano all'esperimento, traboccava la bilancia in favor dei demonii quand'ecco accorrere anelante San Lorenzo (semiarsus ille Laurentius) e gettar con grand'impeto nel piatto contrario un calice d'oro che tempo innanzi l'imperatore aveva donato a una basilica di lui. Incontanente la bilancia trabocca da quella parte, e i diavoli debbono, confusi e scornati, abbandonare la preda. L. II, c. 47, ap. Pertz, Mon. Germ., Scrip., t. VII, pp. 658-9. Una storia consimile si narra dell'anima di Carlo Magno dallo Pseudo Turpino, c. 32. Queste son due delle parecchie Visioni che dovrebbero essere registrate e non sono nell'opuscolo, per più rispetti manchevole, di C. Fritsche, Die lateinischen Visionen des Mittelalters bis zur Mitte des 12. Jahrhunderts, Halle, 1885. La ponderazione delle anime, o delle azioni, fu spesso figurata dall'arte cristiana in dipinti, in bassirilievi, nelle chiese, sopra tombe, ecc., ecc. Com'è noto, la immaginazione antichissima occorre in Egitto, in India, in Persia, in Grecia, fra' maomettani, fra' Mandaiti, ecc., ecc. Cf. Maury, Recherches sur l'origine des représentations figurées de la psychostasie, ou pèsement des âmes et sur les croyances qui s'y rattachent, Revue archéologique, anno 1844, pte 1ª, pp. 235-49, 291-307; Remarques sur la psychostasie, etc., Rev. arch., anno 1845, pte 2ª, pp. 707-17; De Witte, Scènes de la psychostasie homérique, Rev. arch., anno 1844, pte 2ª, pp. 647-56.

[286]. Acta SS., Genn., t. II, p. 37.

[287]. Acta SS., Marzo, t. III, pp. 570-1. Già Gregorio Magno, Dial., IV, 36, narra di un'anima contrastata, che i diavoli tirano per le gambe, gli angeli per le braccia, quelli verso l'Inferno, verso il cielo questi.

[288]. Vedi per le origini Roskoff, Op. cit., vol. I, p. 230.

[289]. Frutti della lingua, cap. 37.