Man list von künege daz maere

daz er geborn waere

von sîner rehten swester.[613]

Nelle già citate Chroniques abregées des empereurs romains[614], per non so quale strano equivoco, Enea diventa madre di Augusto: «Et sa mere fut appellee Enea». Massudi confonde Augusto con Cesare, il quale, come abbiamo già veduto, era stato confuso col fondatore della famiglia, e dice che Augusto fu il primo a prendere il nome di Cesare, perchè estratto a forza dal ventre materno[615].

La celebrità di Augusto nasce di due cagioni principalmente: l'avere egli levata Roma al più alto grado di prosperità; l'esser nato sotto il suo reggimento il Redentore del mondo. Anzi questi due fatti nel pensiero cristiano si compongono in uno. Dopo cent'altri che avevano con altre parole espresso lo stesso concetto, Alessandro Neckam dice a tale proposito[616]:

Salvator voluit sub tanto principe nasci;

Nam pax sub pacis principe nata fuit.

Con Augusto cominciava l'impero, con Cristo cominciava la Chiesa, con tutt'a due la sesta età del mondo. Ma su questo argomento dovrò tornare più oltre.

Nessuna leggenda pertanto è più spontanea, anzi più necessaria logicamente, di quella che mi accingo ad esporre della visione di Augusto e della origine di Ara Coeli. La coscienza cristiana non poteva ammettere che il gran fatto della nascita di Cristo, da cui aveva principio il rinnovamento del mondo, si compiesse senza che il supremo reggitore civile, il quale era stato prescelto appunto a preparare il mondo al grande avvenimento, ne avesse un qualche sentore. Importava inoltre che, sino dai principii suoi, l'impero fosse avvertito ed ammonito che una potestà superiore ad ogni potestà terrena, proponeva nuovi cómpiti al genere umano e tracciava le nuove vie della storia. Una leggenda intesa a figurar ciò nacque forse sino dai primi secoli in Roma, fra la plebe cristiana; e se negli apologeti, che cercavano in ogni banda argomenti e prove in sostegno della causa loro, noi non ne troviamo per anche fatto ricordo, ciò non vuol dire ch'essa non fosse già nata e diffusa, ma dimostra forse solamente l'avvedutezza ed il senno di quegli strenui campioni di una fede che doveva lottare con potenze formidabili, i quali non volevano, con produr prove troppo facili ad essere impugnate, porre a rischio la lenta, ma sicura vittoria.

La leggenda dovette avere per primo germe questo semplice concetto, che, nato Cristo, a cui nelle persone dei Magi s'inchinavano le potestà della terra, non era più lecito a nessuno, nemmeno all'imperatore di Roma, fregiarsi del superbo titolo di signore del mondo; e questo concetto noi troviamo categoricamente espresso nei primi anni del V secolo da Paolo Orosio. Detto come Cristo nascesse quando, sotto il reggimento di Augusto, tutto il mondo era in pace, lo storico soggiunge: «Eodemque tempore hic, ad quem rerum omnium summa concesserat, dominum se hominum adpellari non passus est; imo non ausus, quo verus dominus totius generis humani inter homines natus est»[617]. Ma noi sappiamo per testimonianza di Dione Cassio, che il Senato decretò s'inserisse il nome di Augusto fra quelli degli dei nei canti sacri.