[16]. L. I, c. 28.

[17]. Otia imperialia, Decis. III, c. 9, De situ Romae.

[18]. Manipulus Florum, ap. Muratori, Scriptores, t. XI, col. 539 e 588. La forma di Roma è ricordata anche nella Image du monde, l. II, c. 12. Nel testo che accompagna un atlante catalano del 1375, è detto a questo proposito: «Hedificaven les ciutats seguns les meios feres o besties salvatges; per que Roma ha forma de leo, loqual senyoreya cent bestias. Aquesta Roma es cap de totes les ciutats. Los seus hedifici son de reyola e teula, pero es dita laternis, que vol dir reyolencha». Notices et Extraits des manuscrits, t. XIV, parte IIª, p. 8-9.

[19]. Il Cuento muy fermoso del enperador Ottas de Roma et de la infante Florençia su fija, et del buen cavallero Esmere pubblicato da Amador de los Rios in calce al vol. V della sua Historia critica de la literatura española, p. 391-468, comincia così: «Bien oystes en cuentos et en romançes que de todas las cibdades dei mundo Troya fuè ende la mayor, et despues fuè destroida et quemada, asy que el fuego andò en ella siete años».

[20]. Il primato di Roma si addimostra ancora nelle carte geografiche del medio evo per le figure che servono a rappresentarla e per certi contrassegni o motti che ne accompagnano il nome. Nell'antichissima Tavola Peutingeriana Roma è rappresentata da un cerchio in cui campeggia l'immagine di un imperatore; in una mappa dell'XI secolo esistente fra i manoscritti Cottoniani del Museo Britannico e pubblicata dal Santarem nel suo Atlas composé de Mappemondes, de Portulans et de Cartes hydrographiques et historiques depuis le VI jusqu'au XVII siècle, Parigi, 1849, da un edifizio munito di sei torri, distintivo non accordato a nessun'altra città, tranne Babilonia, della cui grandezza e sontuosità durava viva la memoria nel medio evo; in uno schizzo di carta geografica posto in fronte a un manoscritto della Bibliothèque Royale di Bruxelles (n. 3899; scritto nel 1119) da una gran torre con un portico sotto, dal quale esce il Tevere, e altrove, nello stesso codice, da un grande edifizio in figura di chiesa; in una carta d'Europa assai rozza dell'anno 1120, pubblicata nell'Anzeiger für Kunde des teutschen Vorzeit del Mone, anno 1836, da un edificio maggiore degli altri. In due mappe, l'una probabilmente del XIII secolo, conservata nella cattedrale di Hereford in Inghilterra, l'altra disegnata nel XIV da Riccardo di Haldingham, Roma è contrassegnata dal motto: Roma caput mundi regit orbis frena rotundi. (V. Wright, Essays on archaeological subjects, Londra, 1861, V. II, p. 16). Ma in una carta aggiunta a un codice delle Grandes chroniques de Saint Denis, scritto fra il 1364 e il 1372, e conservato nella Biblioteca di Santa Genoveffa in Parigi, l'edifizio più cospicuo spetta a Gerusalemme.

[21]. La Chanson des Saxons, ed. di Fr. Michel, Parigi, 1839, str. I.

[22]. Jubinal, Nouveau recueil de Contes, Dits, Fabliaux et autres pièces inédites des XIIIe, XIVe et XVe siècles, Parigi, 1839-42, v. I, p. 88.

[23]. Itinerarium, V. 63. Questo concetto fu del resto familiare ai Latini. Cicerone e Seneca chiamano Roma patria comune, e tale pure è detta nel Digesto. Ulpiano e Callistrato sostengono che il relegato non può dimorare a Roma, essendo Roma patria di tutti. Teodorico dice per bocca di Cassiodoro (Variarum, II, 39): «Nulli sit ingrata Roma quae dici non potest aliena».

[24]. Liber Pontificalis, § XVIII.

[25]. Fozio nelle Quaestiones ad Amphilochium dice che Roma aveva tre nomi, uno mistico, amor, uno sacro, Flora, uno politico, Roma. Il mistico, sotto pena della vita, non si poteva divulgare. Mai, Scriptorum veterum nova collectio, t. I, p. 283. Cf. Solino, Polyhistor, I.