[26]. Papia, Elementarium, s. v. Romani.
[27]. Distinct. V, v. 181-98, edizione delle opere, curata da Tommaso Wright, Londra, 1863 (Rerum Britannicarum medii aevi scriptores).
[28]. L. IV. Duemmler, Aus Handschriften, Neues Archiv der Gesellschaft für ältere deutsche Geschichtskunde, v. IV, p. 182.
[29]. Come autore è indicato un Guido che non si sa chi sia. V. Archiv der Gesellschaft für ältere deutsche Geschichtskunde del Pertz, v. VII, p. 537-40.
[30]. Epistolae de rebus familiaribus, ed. del Fracassetti, l. II, 9.
[31]. Op. cit., l. X, 1.
[32]. Roma, vinta dai barbari, occultò nella terra quanto più potè delle proprie ricchezze. V. Zappert, Ueber Antiquitätenfunds in Mittelalter, nei Sitzungsberichte dell'Accademia imperiale di Vienna, classe stor.-fllosof., 1850, v. II, p. 752-98.
[33]. Teodulfo, soprannominato Pindaro, che fu il migliore poeta della corte di Carlo Magno, ricorda nella sua Paraenesis ad judices le rovine romane di cui andava superba la città di Beziers. Del resto molte rovine passarono per romane che tali veramente non erano.
[34]. Roma stessa si chiamò Nova dopo che fu rinnovata in certo qual modo dal cristianesimo.
[35]. Non dimentica di così chiamarla in una sua ecloga il poeta Nasone della corte di Carlo Magno. I carmi di questo poeta furono pubblicati dal Duemmler nella Zeitschrift für deutsches Alterthum, nuova serie, v. VI, p. 58 segg. Angilberto detto Omero, nel Carmen de Karolo Magno, l. III, v. 94-100 (ap. Pertz, Scriptores, t. II, p. 395), dice, parlando della città di Aquisgrana: