. . . . . . . . . . . . . . Roma secunda

Flore novo, ingenti, magna consurgit ad alta

Mole, tholis muro praecelsis sidera tangens.

Stat pius arce procul Carolus loca singula signans,

Altaque disponens venturae moenia Romae.

Hic iubet esse forum, sanctum quoque iure senatum,

Ius populi et leges ubi sacraque iussa capessant.

Si noti la imitazione di Virgilio. Non si dimentichi inoltre che Carlo Magno chiamò col nome di Laterano il palazzo che fece costruire in Aquisgrana. Parlando di esso Eginardo dice: «Ad cuius structuram cum columnas et marmora aliunde habere non poterat, Roma atque Ravenna devehenda curavit». Più tardi la leggenda racconterà che le colonne e i marmi furono trasportati in una notte dai diavoli.

[36]. Tolgo questi versi, che anche altrove s'incontrano, da una curiosa compilazione storica, anonima, contenuta nel Cod. H, V, 37 della Biblioteca Nazionale di Torino. Essi stanno al f. 42 r. Al f. 43 r. si trova il seguente passo:

Quod insignia urbium Romae et Mediolani erant equalia.