[60]. G. Villani, Ist. fior., l. I, c. 42.

[61]. Leggasi ciò che Lodovico Monaldesco racconta negli Annali (ap. Murat., Script., t. XII, col. 530) parlando della venuta di Lodovico il Bavaro in Roma, «Habitao allo palazzo granne delli Colonnesi, e si riposao VIII. giorni; e allo Palazzo di Messer Pietro della Colonna non si sentiva se no suoni e canti pe dare gusto allo Imperatore; e si vedea quasi onni mattina Misser Agabito, o Misser Fabritio, e Misser Stefano, figli di Pietro della Colonna tutti vestiti di bianco, e no cavallo bianco peduno. Joro gridando pe Roma: Gloria in excelsis Deo; e dello granne Imperatore sumus liberi a peste, fame et bello, et a tirannide Pontificia liberati siamo, o Popolo mio. Ci ivano direto tutto lo Popolo, e gridava: Viva Dio, lo Imperatore, e Casa Colonna, che rimette la Cittade in libertade; ben si conosce che succedono dalli Imperatori antichi loro antecessori; veramente è vero, che la razza vostra discenne da Giulio Cesare. Viva dunque o Colonna, o Zagarola, li signuri sui, che toccò tanto bene a nui». Veggasi anche ciò che negli stessi Annali è detto un po' più oltre, col. 532-3. Narrasi che un principe Colonna, interrogato ironicamente da Napoleone il Grande circa questa discendenza, rispose: Maestà, sono mille anni che ci si crede nella nostra famiglia. Ma intorno alla discendenza dei Colonna si ebbero anche altre opinioni, e chi li fece venire da Ercole, che sulle coste dello stretto Gaditano rizzò le due famose colonne, chi da Cajo Mario, chi da Trajano, chi da Franco che diede il nome ai Franchi. V. Domenico De Santis, Discorso genealogico della nobilissima famiglia Colonna, Venezia, 1675.

[62]. Historia delle Fameglie antiche e nobili romane, codice della Vaticana Cristina. Ma notizie simili a queste si trovano in molte altre opere così impresse come manoscritte.

[63]. Arnoldus Wionus, Lignum vitae, Venezia, 1595. V. anche il citato opuscolo di Benedetto Pucci sui Frangipani, dove si parla pure delle origini della Casa d'Austria.

[64]. Ap. Meibomius, Rerum germanicarum scriptores, t. II, p. 3.

[65]. Ottone di Frisinga, Gesta Friderici Imperatoris, l. II, c. 21, ap. Pertz, Script., t. XX, p. 404-5. Dei diritti e dei privilegi di Roma, non troppo bene specificati, a dir vero, si fa continuo ricordo. Narrasi che, partito Lotario II da Roma, dopo avervi ricevuto dalle mani del Pontefice la corona imperiale, fosse fatta in Laterano una pittura col distico:

Rex venit ante fores, iurans prius Urbis honores;

Post homo sit papae, sumit quo dante coronam.

Papi e Imperatori, Senato e Plebe invocano a gara i diritti di Roma. Roma è la fonte di ogni diritto perchè sede naturale della suprema potestà; ond'è che chi nel medio evo vuol fabbricarsi un qualche privilegio bisogna si studii di dargli origine romana. Il Petrarca in una epistola a Carlo IV (Ep. sen., l. XV, 5) combatte e mostra chimerici certi privilegi austriaci che si facevano risalire sino a Giulio Cesare e a Nerone.

[66]. Hubatsch, Die lateinischen Vagantenlieder des Mittelalters, Görlitz, 1870, p. 23.