[250]. Il cod.: et alte.

[251]. Il cod. Laurenz, già citato ha: choperto a chappello con lastre di piombo.

[252]. Il cod. Laurenz.: e tutto il luogho era i musaico lavorato.

[253]. Anche nella Kaiserchronik, v. 139-54, il Colosseo è il tempio di Giove. Vedi nello stesso poema, v. 75-190, le strane cose che si narrano della religione dei Romani, e che si ritrovano, ma con qualche diversità nella Cronica Universale di Enenkel. Cf. Massmann, Kaiserchronik, v. III, p. 407-21.

[254]. Le cose maravigliose di Roma, p. 51. Anche l'Arena di Verona, costruita come il Colosseo, ebbe le sue leggende. Vedi Maffei, De amphitheatro, ecc., c. VII. In una descrizione ritmica della città di Verona, composta nel secolo VIII, son questi versi che appunto riguardano l'Arena:

Habet altum Laberyntum magnum per circuitum,

In quo nescius ingressus nunquam valet egredi

Nisi cum igne lucernae, vel cum fili glomere.

Così nel testo ricostituito dal Maffei, Istoria diplomatica, Mantova, 1727, p. 178. Questo ritmo fu pubblicato primamente dal Mabillon negli Analecta vetera, poi dal Muratori, Scriptores, t. II, parte 2ª, p. 1095. Similmente ebbe le sue leggende l'anfiteatro di Treveri. V. la leggenda di Catoldo narrata nei Gesta Treverorum, ap. Pertz, Script., t. VIII, p. 132-3. Cf. Massmann, Kaiserch., v. III, p. 520.

[255]. Vincenzo Bellovacense la riferisce, ma molto in succinto, nello Speculum historiale, l. XXIV, c. 12, attingendo da una storia della Santa Croce. Anche Giacomo da Voragine ne fa cenno nella Legenda aurea, c. CXXXVII, De exaltatione sanctae crucis (ed. del Grässe). Altri scrittori la narrano più distesamente. Il Massmann (Op. cit., t. III, p. 889-93) ne ricorda parecchi, e tocca della origine probabile della leggenda. Avendo egli riportato i versi dell'Eraclius tedesco che vi si riferiscono, io riporterò quelli dell'Eracle francese, che al tedesco servì di modello. Manoscritto della Nazionale di Torino, L. 1, 13, f. 17 t., col. 3ª: