[241]. Nelle redazioni più antiche dei Mirabilia del Colosseo si fa cenno appena, il che è veramente assai strano. «Ante Coloseum templum Solis, ubi fiebant cerimoniae simulacro quod stabat in fastigio Colosei», dice la Descriptio plenaria totius urbis. La Graphia ripete queste stesse parole, soggiungendo che il simulacro aveva una corona d'oro ornata di gemme, e che il capo e le mani di esso si trovavano allora davanti al Laterano. Martino Polono ha le stesse parole della Graphia. Qui dunque il tempio del Sole si trova davanti al Colosseo, ma non è il Colosseo. La descrizione riferita di sopra si trova solo in testi più recenti.
[242]. V. Parthey, Mirabilia Romae, p. 20-27. Cf. con un testo molto simile pubblicato dal Massmann, Kaiserchronik, v. III, p. 413. Andrea Ratisbonense dice il medesimo nella sua Cronaca, e lo stesso racconto si trova nei Mirabilia pubblicati da Stefano Planck. L'Anonimo Magliabecchiano ha: «Colliseum idest colossum graece, latine rotundum amphitheatrum nominatur; idest templum solis fuit altitudinis pedum centum et octo, in longitudine rotunditatis fuit passum mille, arcorum fuit centum quinquaginta, positoque Svetonius dicat maioris situs fuisse, et a Nerone imperatore costructum bis, primo transitoriam et postea auream nominatum, et mirifice constructum cum miris ornamentis intus et extra, et in medio fuit una ymago aerea deaurata, cuius caput et manus cum palla nunc stat in Laterano, et supra coperto (sic) coelo aereo deaurato et arte mathematica compositus (sic) cum cursu omnium stellarum astronomiae facentium sicut in coelo naturaliter stellae solent. Et tantum formam praedicti idoli erat grandis que mirifico pede lapis numi (lapidis numidici?) dicitur supra posita, capite tangebat coelum praedictum, ornata mirifice omnibus ornamentis, precipue coronata nobilissime, quia sic totum orbem representabat, sic ornamentum suum habebat simile cum palla praedicta in manu; quae beatus Silvester iussit frangi, et ea dirupta fecit poni in palatio suo in Laterano». Il testo Marciano dell'Anonimo (lat. cl. X, CCXXXI) è più spropositato ancora. Là dove si parla della grandezza della statua la versione italiana dice: «et era la forma del decto Idolo tanto grande che uno non haria il suo piede abbracciato». L'Anonimo confonde il Colosseo con la Casa aurea.
[243]. Al tempo di Bernardo Oricellario gli avanzi del Colosso si conservavano nel Campidoglio. In Publium Victorem, ap. Rerum italicarum Scriptores ex florentinarum Bibliotecarum codicibus, t. II, col. 979.
[244]. Kaiserch., v. III, p. 413-4.
[245]. Cod. della Bibliot. di Corte a Vienna, n. 2906. I due testi sono quasi identici, ma probabilmente la versione dei Gesta attinse dalla versione dei Mirabilia. In quella, confondendosi il Colosseo con la Mole Adriana, si dice: «... der tempel ist also nv genant von den pilgraimen die Wunderpurck; nor hiez sie die Engelpurck»: nella seconda semplicemente e senza con fusioni: «vnd ist der tempel nue genant von den pilgreymen dye Wunderpurck». E il nome di Wunderpurck, ossia Castello delle meraviglie, ben si addiceva al meraviglioso edifizio.
[246]. L. II, c. 31.
[247]. Questa del cod. torinese è, senza dubbio, la lezione corretta, e non quella delle stampe:
Coperto fu di rame e d'alti seggi
[248]. Op. cit., t. I, p. 70. «Chis temple fist Virgile de grant bealteit et de mult grandeche, et diverses cavernes convenables, ecc.».
[249]. Cod. Marciano cit., f. 99 r.