Haec sunt Roma. Viden' velut ipsa cadavera tantae

Urbis adhuc spirent imperiosa minas?

Sentimenti simili a questi si trovano espressi da Lazzaro Bonamici, da Fulvio Cardulo, da Cristoforo Landino, da Francesco Quinziano e da cento altri poeti del Rinascimento[104].

Il popolo di Roma, pure aspirando a modo suo al ritorno dell'antico stato, poco si curava dei monumenti e delle memorie che andavano a quelli congiunte. In un'altra epistola a Giovanni Colonna il Petrarca[105], dopo aver ricordato molti luoghi e molte maraviglie di Roma, si duole che in Roma, più che in qualsivoglia altro luogo, fosse ignorata la storia romana. «Qui enim hodie magis ignari rerum Romanarum sunt quam Romani cives? Invitus dico. Nusquam minus Roma cognoscitur quam Romae». Certo non si può credere che in Roma stessa non fossero sorte, e probabilmente sino dai primi secoli del medio evo, intorno alle rovine più cospicue, alcune leggende intese a dar ragione, sia della origine, sia dell'uso speciale dei monumenti onde quelle erano avanzo; ma tuttavia è da credere che la maggior parte delle immaginazioni raccolte nei Mirabilia e nella Graphia si debbano ai pellegrini, che in gran numero, da tutte le province dell'orbe cattolico traevano a Roma, vuoi per visitarvi i santuarii e fruire delle munifiche indulgenze, vuoi per farvi acquisto di reliquie, di cui Roma erasi fatta in certo modo il generale mercato del mondo. Costoro dovevano di certo rimanere più profondamente impressionati alla vista delle rovine che non gli stessi Romani, i quali le avevano del continuo sott'occhio, e tornati alle case loro narravano, com'è inclinazione naturale di chi vien di lontano, più meraviglie assai che non avessero veduto, e più favole che non avessero udito[106]. Dal VII secolo in giù i pellegrinaggi si fanno sempre più numerosi, nonostante i molti disagi e pericoli del viaggio. Per chi teneva la via di terra c'erano le Alpi da traversare; per chi quella del mare, i pirati barbareschi da deludere o da combattere. Per venire da Parigi ai limina Apostolorum ci voleva, in media, una cinquantina di giorni, e spesso, giunti in vista della sospirata città i poveri fedeli erano derubati e trucidati dai malfattori che infestavano la campagna[107]. Ma non per questo veniva meno lo zelo. Bandito nel 1300 da papa Bonifacio VIII il Giubileo, accorsero in Roma due milioni di pellegrini[108].

Quando si scopriva loro dinnanzi la città eterna, i pellegrini intonavano un canto la cui prima strofa sonava così:

O Roma nobilis, orbis et domina,

Cunctarum urbium excellentissima,

Rosso martyrum sanguine rubea,

Albis et virginum liliis candida:

Salutem dicimus tibi per omnia,