[559]. Fra i codici Canoniciani della Bodlejana ad Oxford uno ve n'ha (n. 136) che mi duole di non aver potuto più attentamente esaminare durante un troppo breve soggiorno in quella città. In esso si contiene una storia di Giulio Cesare in dialetto veneto, compilata principalmente sopra Lucano, e divisa in capitoli con le loro rubriche. Il codice fu finito di scrivere Ano dni 1454 die primo setenbris. La narrazione comincia da Romolo e Remo e giunge, come nel Libro Imperiale, sino ad Enrico VII di Lussemburgo, ma dalla narrazione del Libro Imperiale è totalmente diversa. Il titolo suona così: Qui comenza le zesarie batalie Romane e come per suo prodeza se feze primo imperatore. Comincia: «Lo nostro signor dio feze li zielli e poi le acque e tuto l'universo mondo, lo qualle mondo tuto sotomise ad Adamo nostro primo padre. Adamo ebe tutto el mondo prima a suo governo, e poi la sua desendenzia tuti desiderò la signoria de le cosse terene. Non guardando reverenzia l'uno a l'altro perchè fusero de mazor etate». Non so in che relazione questo racconto possa stare coi racconti francesi ricordati di sopra. A proposito della morte di Giulio Cesare al f. 70 v. si legge: «Li Romani pilloro quello corpo e misselo ne la piaza. Lo remor fo grande per la tera. A l'arme corse zitadi[ni], terreri, populari e forestieri. La parte che ozise Zesaro aveano de molti soi amizi armati, i qualli venero a la piaza per suo difesa. Ma li amizi de Zasero soperchiero per forma che li zitadini che l'olzise se convine fugir da la piaza, se no seriano stati morti, e insino fuora de la zitade, sino a che lo remor arquanto se aquietò».

[560]. Lo stesso nella Graphia. Giovanni Cavallino, Polistoria l. VII, c. I: «iuxta quod est agulia Cesaris primi monarche Romanorum, in cuius pinaculo corpus eius interemptum urna sferica speculatur sepultum».

[561]. V. 624.

[562]. Liber moralizationum historiarum, Moralitas III.

[563]. C. 159. Traggo questo passo da un codice; nella stampa veneziana del 1577 esso occorre alquanto diverso. Inoltre l'autore soggiunge: «Similem pyramidem extruxit Cesar Turonis iuxta ripam Liguris, et in ea inclusit cuiusdam sui amici cineres, qui fuit interfectus».

[564]. Cod. L, II, 10, f. 106 v.

[565]. V. Massmann, Kaiserchronik, v. III, p. 537.

[566]. Caes., 85.

[567]. Ciò è poi dall'Anonimo ripetuto anche altrove. A questo suo errore diede certamente origine l'iscrizione seguente che si legge sull'obelisco vaticano: DIVO. CAESARI. DIVI. IVLII. F. AVGVSTO. TI. CAESARI. DIVI. AVGVSTI. F. AVGVSTO. SACRVM. L'Anonimo dice sepolti sotto a guglie anche Trajano ed Antonino Pio.

[568]. Degli avanzi di questa guglia dice inoltre: «Alia quae nunc fracta in sancto Mauro, puto, postquam secundum apparentiam alicuius tituli ibi stat, quod fuit illa in Foro, ubi cinis et ossa Caesaris steterunt, quia longitudo quasi apparet cum illis aliis tribus petiis circa ipsam existentibus, et de loco ubi ipsa nunc stat nullum aliud dicitur, nisi quod vulgariter dicitur schola Bruti».