[695]. Barbour's des schottischen Nationaldichter Legendensammlung, pubblicata dall'Horstmann, v. I. Heilbronn, 1881, p. 24-5.

[696]. V. il testo riportato per intero dal Massmann, Kaiserch., v. III, p. 684-9.

[697]. Cod. Marciano cit., f. 110 v. a 111 r.

[698]. Op. cit., v. I, p. 471.

[699]. V. 4170-3.

[700]. Cf. Gregorovius, Gesch. d. St. Rom., v. IV, p. 616, n. 3.

[701]. «Palatium Neronis Lateranense. Et dictum est Lateranense a latere septentrionalis plagae, in qua situm est, vel a rana quam Nero latenter peperit». Onorio Augustodunense pare ignorasse la favola, giacchè, come abbiam veduto, dice nel Liber de imagine mundi: «.... urbs a Romulo constructa, latera (lateritia?) vero aedificia utrobique disposita, unde et lateranis dicitur».

[702]. Annalium XV.

[703]. Satirarum IV, 10. Del palazzo Lateranense fanno ricordo Giulio Capitolino nella vita di Marc'Aurelio, Sesto Vittore nella Vita di Severo, Publio Vittore e Sesto Rufo nei libri delle regioni. San Gerolamo nell'epitafio di Fabiola dice che la basilica Lateranense fu edificata sul luogo ov'era stata la casa di Plauzio Laterano. Beda sa ancora che il nome del Laterano viene dalla famiglia Laterana, e lo nota nel De sex mundi aetatibus. Ma a poco a poco se ne perde la memoria. Il Laterano divenuto sede de' Pontefici, acquista nel medio evo una grande importanza, e si considera, non solo come distinto, ma quasi come indipendente da Roma. Dante, parlando dei pellegrini che dalle plaghe settentrionali d'Europa accorsero alla Città eterna durante il giubileo del 1300, dice (Parad., c. XXXI, v. 34-6):

Veggendo Roma e l'ardua sua opra