[749]. Purgat., c. XXI, v. 82-4.
[750]. Purgat., c. XXXIII, v. 29-30.
[751]. Parad., c. VI, v. 92-3.
[752]. Le livre dou Tresor, l. II, c. 5.
[753]. Avventuroso Ciciliano, Osservazioni al secondo libro, 22. Cf. l'Osservazione 52.
[754]. L. II, c. 6. Guglielmo Capello commenta criticando: «E nota qui che Tito, rimaso in l'assedio di Hierusalem, fe' grande occisione de Iudei, che più de sex cento millia ne morino di ferro e di fame, e Iosepho dice undeci volte centomilia; ma ciò non fe' in vendetta de Christo, però che Tito non fu christiano, ma la summa giustitia li mandò adosso quel flagello in pena de la lor gran colpa che avevano de la morte de Iesù Christo».
[755]. De laud. div. sap., dist. V, v. 215-6.
[756]. V. i Mirabilia pubblicati dal Parthey, p. 61. Lo stesso si dice in alcune stampe antiche, come per esempio in quella del 1513, dove è riportato anche il seguente epitafio:
Conditur hoc tumulo Titus cum Vespasiano
Patre felice, sed eminent prospera Titi