A devant lui trestos semons,
Dist qu'il ne veut sa loi fauser,
Ne son sairement parjurer.
De son frere la teste a prise,
Moult en a fait aspre justise.
Or commença la felonnie,
La malvaistés, la symonie,
Qui jamais de Rome n'istra
Tant com li siecles durera.
Notisi che parecchi padri della Chiesa rinfacciarono a Roma il parricidio da cui ha principio la sua storia. Nei Faictz merveilleux de Virgille, nel Virgilius inglese (anche nel Virgilius olandese, Amsterdam 1552?) Romolo è colto da grande invidia quando viene a risapere che le mura di Reims erano tanto alte che una freccia non avrebbe potuto raggiungerne la sommità, mentre quelle di Roma erano così basse che con un salto si potevano varcare. Romolo decapita il fratello con le proprie sue mani, poi va e distrugge Reims. La vedova di Remo la ricostruisce molto più bella e più forte di prima. Remo secondo, figlio dell'ucciso, leva un esercito, entra senza contrasto in Roma, decapita a sua volta lo zio, ed è fatto imperatore. Allora Roma ebbe mura e fossati, e molti superbi edifizii, e fu abitata da varie genti, e acquistò gran nome e grande possanza. In una cronica francese manoscritta che si conserva nella Nazionale di Torino (cod. L, II, 10, f. 80 r.) Remo passa in Gallia mandatovi dal fratello, mentre Giovanni d'Outremeuse racconta[195]: «Romelus, par tant qu'ilh nasquit devant, voloit estre roy tot seul. Si encachat son frere, et fist crier .I. ban par tout son rengne, qui poroit Remus, son frere ochire, ilh le feroit riche home.» Remo fugge in Gallia, fonda Reims, poi ritorna per chiedere a Romolo genti da popolare la sua città. Un pastore lo riconosce e lo uccide, ma Romolo fa impiccare il pastore. Il domenicano Roberto Holkot (m. nel 1349), facendo una confusione assai strana della storia di Romolo e di Remo con quella degli Orazii e de' Curiazii, dice nel Liber moralizationum historiarum[196] che i due fratelli decidono del primato ponendo ciascuno a combattere tre campioni[197].