In Oriente sembra essersi diffusa un'altra leggenda abbastanza curiosa, la quale ha probabilmente radice in ciò che si narra della espiazione del fratricidio compiuta da Romolo nelle feste Lemurie. La trovo anzi tutto nel Compendium historiarum di Cedreno[198]. Remo essendo insorto contro Romolo, questi lo fece morire, il che fu causa di grandi turbazioni nella città. L'oracolo Pizio fece intendere a Romolo che a farle cessare era mestieri si togliesse collega nel reggimento il fratello morto. Romolo fece fare una statua d'oro nella quale si riconosceva effigiato il fratello, e collocatala a canto alla propria, cominciò a dire ogniqualvolta esercitava la regale potestà: Noi ordinammo, noi decretammo, noi permettemmo; con che la città tornò in quiete. Lo stesso su per giù si ha nel Chronican Paschale[199], e negli Annali di Michele Glica[200].

Un'altra leggenda, orientale ancor essa, merita di essere qui ricordata. Nelle Revelationes che vanno sotto il nome di Metodio si narra[201] che Romolo altrimenti detto Armelo, sposò Bisanzia, figlia di Bisas re di Bizanzio, e di Chuseth, figlia del re Phool di Etiopia, e madre di Alessandro Magno. Romolo donò Roma alla sposa, del che gli ottimati suoi furono molto sdegnati. Da queste nozze nacquero tre figliuoli, Armelo, che regnò poi in Roma, Urbano, che regnò in Bizanzio, e Claudio che regnò in Alessandria. Lo scopo precipuo di questa poco sensata finzione, bizantina di origine, senza dubbio, si è di venire in appoggio dei diritti che gl'imperatori vantavano su di Roma e su tutto l'impero romano.

Nel medio evo si mostravano in Roma i sepolcri di Romolo e di Remo, quello nella Naumachia dell'antico Campo Vaticano, accosto a San Pietro, questo fuori la Porta Ostiense, a ridosso delle mura, e propriamente nella piramide di Cajo Cestio (meta) che tuttora sorge in quel luogo. Ma la collocazione e la denominazione dei due sepolcri sono, nelle scritture e nelle piante di que' tempi, tutt'altro che costanti, e la piramide di Cestio si trova designata anche come sepolcro di Romolo. L'Anonimo Magliabecchiano pone il sepolcro di Remo presso a Santa Maria in Cosmedin[202]. Che la piramide di Cestio fosse il sepolcro di Remo fu creduto ancora dal Petrarca[203].

Tali, in parte, erano le leggende narrate un tempo dalla buona madre, che

. . . . . traendo alla rocca la chioma

Favoleggiava con la sua famiglia

Dei Trojani e di Fiesole e di Roma[204].

Se si considera un po più addentro lo spirito loro si scorge come sia intenzione a tutte quasi comune di mostrare che alla fondazione di Roma e della sua potenza si richiedeva il concorso e l'opera di molte e diverse genti:

Tantae molis erat romanam condero gentem.

CAPITOLO IV. Le meraviglie e le curiosità di Roma.