Delle trasposizioni d'ogni maniera che s'incontrano nelle liste degl'imperatori non parlo, perchè sono troppo naturali; dirò invece qualche cosa degl'imperatori fantastici e non mai esistiti. Nei Gesta Romanorum se ne trova una lunghissima filza: Dorotheus Gorgonius, Adonias, Miremis, Olimpus, Lampadius, Coronius, Onias, Mamertinus, e dieci e dieci altri. Anche nella Kaiserchronik se ne trovano parecchi. Pompeo è fatto imperatore assai spesso, e un imperatore si fa di Romolo, l'ignoto raccoglitore di favole[486]. Nei Gesta Romanorum, nel Novellino, nella Kaiserchronik, altrove, si narra la storia di Foco, che di fabbro diventò imperatore. Tito aveva decretato che in certi giorni tutti dovessero astenersi dal lavoro, e Virgilio aveva fabbricato una statua che rivelava il nome dei trasgressori. Foco, non avendo osservato la legge, minaccia la statua di spezzarle il capo se lo denuncia, e però questa da prima non vuole svelare il colpevole, poi lo svela. Condotto davanti all'imperatore, Foco dice come debba ogni giorno buscarsi otto denari, de' quali due servono a pagare un debito, due impresta, due perde, due spende per mantenere il padre, la moglie, il figlio, sè stesso. Tito lo lascia andare. Morto Tito, Foco è fatto imperatore: l'immagine sua è contraddistinta da otto denari. Questa favola ebbe origine probabilmente da qualche antica moneta, de' cui emblemi si volle dare spiegazione.

La romanzesca storia di Faustiniano, padre di San Clemente papa, e imperatore di Roma, il quale perde per una serie di sventurati casi, che un po' ricordano la leggenda di Sant'Eustachio, i figli, la moglie, e si riduce egli stesso in miserabilissima condizione, poi ritrova i suoi, racquista il trono, e si fa cristiano, occupa nella Kaiserchronik più di 1800 versi[487]. Di Gioviniano si narra nei Gesta Romanorum e altrove, come, avendo voluto essere tenuto un dio, fu punito della sua tracotanza. Un giorno, a caccia, Gioviniano, sollecitato dalla caldura, s'immerge in un fonte. Un angelo veste i suoi panni, prende il suo posto, è da tutti creduto l'imperatore. Questi tenta invano di farsi riconoscere, ed è, per comandamento dell'angelo, bastonato ben bene. Da ultimo, palesato il miracolo, egli, pentito, torna nella condizione di prima[488]. La storia popolarissima di Crescenzia si rappicca nelle varie sue forme a un imperatore Narciso, o a qualche altro imperatore. Nella storia di Fiorio e di Biancofiore in ottava rima, stampata in Roma nel XV secolo, Fiorio, compiute le sue gesta, diventa imperatore di Roma.

& poi di Roma fu decto imperadore

& gran tempo visse con bincifiore.

Così le fantasie più disparate nel medio evo gravitano intorno a Roma come a loro centro di attrazione, e molte di esse, o si legano a imperatori reali, o introducono nella storia romana imperatori fantastici. Non so se a questa generale tendenza non obbedisse ancora Pietro Aretino, o chi altro si fosse, quando del nome di Eliogabalo insigniva una Oratio protreptica sive adhortatoria ad meretrices, che si trova nella Historia Augusta stampata da Aldo Manuzio nel 1519 in Venezia.

CAPITOLO VIII. Giulio Cesare.

Giulio Cesare è generalmente considerato nel medio evo quale primo imperatore, e la sua celebrità viene in gran parte dall'opinione appunto ch'egli avesse fondato l'impero, e dato principio all'era più bella e più gloriosa di Roma. Come nascesse questo errore non andrem ricercando, se pure non s'ha a dire che quanto si conosceva dei fatti di Cesare, e la consuetudine di confondere le cose aventi affinità tra di loro propria dei tempi a cui faccia difetto la critica, lo rendevano necessario ed inevitabile[489]. A farlo nascere può anche avere contribuito Svetonio con porre Giulio Cesare primo nelle sue Vite degli Imperatori.

La celebrità di Cesare è maggiore assai che non quella del munificentissimo Augusto, primo riconoscitore della divinità di Cristo, secondo la leggenda, e del pio Costantino che procacciò il primo trionfo politico della fede cristiana sul gentilesimo. Gli è che le gesta di lui erano fatte per provocare l'ammirazione, per eccitare le fantasie, e per porgere acconcio argomento alla poesia romanzesca. La Farsaglia di Lucano, come ho già detto, molto diffusa e spesso tradotta nel medio evo, benchè ripiena di uno spirito avverso a Cesare, pure contribuiva per la parte sua a divulgarne maggiormente il nome. Il trovero narrava volentieri

De l'emperor Cesar, qui, par sa baronnie,

Le plus du monde conquist et mist en sa baillie.