L'autore del Libro Imperiale dice nel dar ragione dell'opera sua[494]: «Onde, volendo passare tempo, e volendo rubare alla fortuna gli accidiosi pensieri, io Can dal Chastello, studiando sopra gli autori e quali parllano della reale e nobile città, di Roma, la quale di begli esempli a alluminato el mondo, e letti gli affanni e le fatiche innistimabile onde Julio Ciessare divenne del mondo singniore, disposi nell'animo mio cierchare che fussi di Cessare suto dopo le battaglie fatte». Il Liber Augustalis ha in principio queste parole: «Primus igitur qui romanum arripuit imperium fuit Julius Caesar, Lucii filius, valentissimus omnium principum, qui in vigore animi non habuit parem, nec ante se, nec post se». Lo stesso Cola di Rienzo si dilettava di raccontare le storie di Cesare: moito li delettava le magnificientie de Julio Cesare raccontare[495].

La storia di Giulio Cesare diede argomento a parecchi libri nel medio evo. Nel XIII secolo Giovanni di Tuim compose una Hystore de Julius Cesar in prosa[496], compilata su Lucano e i commentarii de bello civili, de bello Alexandrino, de bello Africano, de bello Hispaniensi. Ma già prima possedeva la letteratura francese un romanzo in prosa, tratto da Lucano, da Sallustio e da Svetonio[497], contenuto in molti codici, e nel XIV secolo recato in italiano sotto il titolo: I Fatti di Cesare[498]. Da Giovanni di Tuim principalmente, ma anche da fonti latine, attinse Jacot de Forest, autore di un Roman de Julius Cesar[499] in circa 9800 alessandrini. Tutte queste storie, sebbene si tengano molto strette alla Farsaglia, pure, quanto all'intenzione generale se ne scostano in modo notabile, essendo per Cesare piene di benevolenza e di ammirazione. Quel tanto che di Cesare si narra nel poema dell'Intelligenza deriva dal romanzo francese anonimo[500], ma forse anche da qualche altra fonte. Delle quattro parti che compongono il Libro Imperiale due sono consacrate a Giulio Cesare, due ai successori suoi sino ad Enrico VII, e di Giulio Cesare si narra lungamente nel Fiore d'Italia di Fra Guido e nell'Aquila volante. Anche nella Fiorita di Armannino Giudice si trova, verso la fine, la storia di Cesare, salvo che non vi viene a compimento. Nel Triumphe des neuf preux, curioso libro composto ai tempi di Carlo VIII[501], Giulio Cesare è posto insieme con gli altri eroi massimi, Giosuè, Davide, Giuda Maccabeo, Ettore, Alessandro Magno, Artù, Carlo Magno, Goffredo di Buglione. Il Libro de los enxemplos ricorda[502] una storia intitolata: Las trufas de los pleitos de Julio Cesar, la quale pare sia andata perduta. Finalmente i fatti di Giulio Cesare porsero anche argomento a misteri: un Mistaire de Julius César si doveva rappresentare ad Amboise nel 1500 in presenza di Luigi XII[503].

Caesar è, come a tutti è noto, il nome di una famiglia della gens Julia. Di quel nome già gli antichi diedero varie etimologie, narrando alcuni che il primo fondatore della famiglia fosse stato estratto dall'alvo materno con l'ajuto dei ferri chirurgici (caesus est, Caesar), altri che fosse nato con una folta capigliatura (caesaries), altri che avesse avuto occhi azzurri (Caesi oculi), altri finalmente ch'egli avesse ucciso con un sol colpo un cavaliere ed un elefante, combattendo contro i Cartaginesi, i quali l'elefante chiamavano Caesar. Nel medio evo lo straordinario nascimento, e la folta capigliatura, e gli occhi azzurri si attribuiscono a dirittura a Giulio Cesare. Di solito si dice che questi fu estratto dal ventre della madre già morta; ma l'autore del romanzo francese anonimo testè citato pare che accenni ad altro quando dice: «Cesar fu tant el ventre sa mere que il convient le ventre trenchier ainz que il en issist». Nella cronica di Alfonso il Savio si recano cinque ragioni del perchè Cesare s'avesse quel nome[504]. «Cinco razones ponen los Sabios porque fue dicho este nombre Cesar». Le cinque ragioni sono: 1º, perchè Cesare fu estratto dal corpo della madre, «è en latin dizen scindere (l. caedere) por tajar ò ferir ò batir con verga ò alguna otra cosa tal»; 2º, perchè nacque capelluto «è en latyn dizen cesaries por vedija ò por cabelladura ò por cerda de cabellos»; 3º, perchè cominciò la usanza di tagliarsi i capelli, «porque fue el primero que cabellos se cerceno»; 4º, perchè essendo nella prima gioventù uccise un elefante, «è porque en griego dizen ceson por elefante tomaron los sabios desta palabra Cesar»; 5º, perchè vinse ed uccise tanti nemici quanti nessun altro capitano mai, «è porque dizen en latyn como oystes cedere por bater ò por ferir tomaron segund esto desta palabra cedere Cesar». In una cronaca catalana inedita, intitolata Flos Mundi[505] la nascita di Cesare è narrata in assai strano modo. «Abans que Julius Cessar nasques ac .I. dia en la ciutat de Roma gran bregua entra ells que y mori gran gent. Et quant fo pasada la bregua, anant .I. cavaler per la ciutat, en tra los morta viu gaer una dona morta, qui era prenys, e viu que li balugava la criatura dins la ventra. E deveyla del cavayl, e obri la dona, e trach li la criatura, e aco fo al temps de iuliol, e per lo nom del mes meseran nom a aquella criatura Iulius, e per tal com la dia en enans qu'ell nasques eran estats pecegats son pare e sa mare, e meseran li sobra nom Cesar. En axi ac nom Iulius Cesar. E quant saberan que era estat de bon linatga nodriren lo be». Abbiamo in tutto ciò un esempio della tendenza che ha la fantasia popolare, e l'erudita ancora, a dare ai grandi uomini origini singolari e meravigliose.

Delle guerre combattute da Giulio Cesare si narra molto diffusamente, come dal gusto del tempo si richiedeva. Secondo le varie cronache nazionali, egli, prima di trionfare, patì grandi sconfitte in Gallia, in Germania, in Bretagna; ma alla lunga nessuno poteva resistergli. Non mette conto tener dietro a queste narrazioni prolisse, piene di particolari favolosi, ma assai poco istruttive, e punto dilettevoli. Il solo valore ch'esse abbiano sta nel sentimento di amor patrio di cui sono ripiene, e di cui fanno testimonianza onorevole. Un breve cenno in proposito potrà dunque bastare. Secondo le già citate Chroniques de Tournay[506], Giulio Cesare non riesce ad espugnare la città di Tournay, che strenuamente si difende contro l'armi romane, se non con l'ajuto di parecchi principi di Francia, di quattro re d'Africa, che si traggono dietro centomila uomini, e persino dei diavoli dell'inferno. Nella Kaiserchronik si narra[507] come Giulio Cesare trionfò dei varii popoli di Germania, ma seppe in pari tempo, con la mitezza e generosità di cui diede prova, conciliarsi l'amore dei vinti. Respinto dai Romani, che non lo vogliono ricevere in città, Giulio Cesare ricorre ai suoi amici Tedeschi. Dalla Gallia e dalla Germania accorrono i baroni armati in suo ajuto:

Dô sie virnâmen sînen willen,

dô samenten sich die suellen

ûzir Galliâ und ûzir Germânie

kômen schare manige

mit schûninden helmen,

mit vesten halspergen.