sie leitten manigin schônin schildes rant
zuo Lancparten in daz lant[508].
Col loro ajuto Giulio Cesare trionfa dei suoi oppositori. Da indi in poi i Tedeschi furono sempre amati in Roma.
Le imprese veramente compiute da Giulio Cesare non sembrano più bastare alla sua gloria, e se ne inventano di nuove. Enenkel racconta che egli vinse i Monocoli, o Sciapodi, noti nella etnografia fantastica del medio evo[509], e li rincacciò sino in India. Nel Libro Imperiale si parla[510] di certe spedizioni che Giulio Cesare aveva in animo di fare. «Apresso pensava andare verso e turchi[511], per mezo della Magiore Erminia[512], per vendicare la morte di Crasso e degli altri Romani». Armannino Giudice racconta nella Fiorita[513] che Cesare, dopo avere conquistato Francia, Inghilterra, Germania e Ungheria, domò i Tartari, i Goti, i Garamanti, e conquistò l'India maggiore e la minore, dove «gli venne incontra lo prest Jan sança alcuna arme, ma humilemente e con grande riverença, però ch'egli avea dagli suoi indovini che Cesare per voglia di dio tucto il mondo dovea conquistare». Dopo di ciò Giulio Cesare si spinge sino al Caucaso, e giunge alla regione di Gog e Magog. È noto che anche Alessandro Magno fu fatto arrivare al paese di Gog e Magog; la leggenda di Giulio Cesare si allarga a spese di quella di Alessandro Magno. Del resto il remoto Oriente, paese di meraviglie, esercitava una irresistibile attrazione su tutti gli eroi leggendarii: Carlo Magno giunse nella leggenda sino a Gerusalemme, ma Artù arrivò nel cuore dell'Asia.
La guerra contro Pompeo è narrata per disteso nelle varie opere citate più sopra. Secondo riferisce Alberto Stadense nel Chronicon, alcuni credevano che Cesare avesse assediato Pompeo in Roma, e citavano un verso da lui composto in quella occasione, il quale diceva:
Te tero, Roma, manu nuda, date tela, latete.
Degli onori tributati a Cesare dopo le sue grandi vittorie si parla anche frequentemente. Nei Gesta Romanorum si fa ricordo[514] di una colonna che il popolo romano gli dedicò l'anno ventesimosecondo (sic) di Roma[515]. Bisogna leggere nel Libro Imperiale la narrazione delle onoranze che si fecero a Cesare, quando, vittorioso, tornossene a Roma; e poichè le stampe del Libro Imperiale sono assai rare, siami lecito di riportarla qui per intero[516].
Dee trionfi e quali aparecchiorono e Romani a Cessare e della morte di Sexto figliuolo di Ponpeo. Cap. 8.
E Romani aparecchiorono all'onore di Cessare cinque trionfi, benchè dall'uno all'altro mettessino alchuno dì di tempo per più dilunghare la onorevole festa. Lo primo fu per la vittoria di Francia, lo sechondo fu per la vittoria di Tesaglia, el terzo fu per la vittoria d'Erminia, dove morì Farnacie re[517], lo quarto fu per la vittoria d'Africha, dove morì Giubba re di Linbia, lo quinto fu per la impresa d'Aimunda, dove morì Ingnieo e Sexto, benchè no morì Sexto in bataglia; anche dopo la impresa d'Aimunda fuggì alla marina e chapitò a una isola signoreggiata d'Agrippa di mare, la quale, vedendolo, lo sgridò e disse: Honde vieni, misero? che vai erando? che per tua viltà no meriti esser chiamato figliuolo di sì fatto padre; e perchè a viltà ti se' senpre dato dengna chosa è che vilmente muoia, cioè pelle mani d'una femina. Allora chosì diciendo chon una mazza turchiescha l'uccise. Ora torniamo a nostra materia.
Del primo trionfo ch'ebbe Cessare all'entrare di Roma. Cap. 9.