N'aveit cita de sa valur;

e Fra Guido nel Prologo del Fiore d'Italia così ne parla: «Piena (l'Italia) delle più nobili cittadi e delle più nobili terre marine e terreste, che siano in tutto il mondo; ed in mezzo d'essa è l'alta città di Roma, ove Iddio pose tutta la potenzia umana spirituale e temporale, cioè lo papato e lo impero». Martino da Canale non si accorda certo col comune sentimento quando osa dire Venezia la più bella città del mondo: .... la noble Cite que l'on apele Venise, qui est orendroit la plus biele dou siècle[15].

Un segno di primato si credeva scorgere anche nella forma della città, che si diceva essere quella di un leone. Onorio Scolastico dice nel Liber de imagine mundi[16]: «Antiqui civitates secundum praecipuas feras ob significationem formabant. Unde Roma formam leonis habet qui caeteris bestiis, quasi rex praeest. Huius caput est urbs a Romulo constructa, lateritia vero aedificia utrobique disposita, unde et lateranis dicitur. Brundisium autem cervi formam, Carthago bovis, Troia equi figuram habuit». E Gervasio di Tilbury[17]: «.... ad formam leonis ob insignem sui dominationem formata... Habet ergo Roma formam, ut dixi, Leonis, sicut Brundusium, ecc.». Lo stesso dicono Galvagno Fiamma[18] ed altri. Qualche rara volta il primato si dà a Troja[19], ma per eccezione[20]. Anzi il concetto che si ha del primato romano è tale che in Roma s'immagina quasi tutta raccolta l'antichità, e che il nome di Roma serve a designare l'antichità tutta quanta. Nella poesia epica francese del medio evo la matiere de Rome la grant comprende, non solamente le storie romane, ma le greche ancora, come la storia della guerra di Troja, e la storia favolosa di Alessandro Magno, e le altre tutte che, appo gli storici di quella poesia, formano il così detto ciclo dell'antichità. Giovanni Bodel nella seconda metà del XII secolo scriveva[21]:

Ne sont que trois matieres a nul hom entendant,

De France, de Bretaigne et de Rome la grant,

dove per matieres de France e de Bretaigne s'intendono le storie del ciclo carolingio e del ciclo bretone. E nel Dit de Flourence de Rome sono questi versi[22]:

Douce gent, ès croniques de Saint-Denis en France

Voit-on moult de merveilles; mais sachiez sans doutance

Celles de Romme sont de trop plus grant sustance.

Rutilio Numaziano aveva già detto, apostrofando Roma[23]: