Qui sarebbe da dire qualche cosa delle feste, dei giuochi e delle pompe romane, della cui magnificenza si trova fatto ricordo abbastanza frequente, ma che s'immaginano in tutto simili alle feste, ai giuochi, alle pompe del medio evo. Valga come esempio il seguente racconto del Libro Imperiale, dove si descrivono le feste con cui furono solennizzate dai Romani le nuove nozze di Selvaggio e di Lucida (cod. cit., f. 62 r. e v.). «Della gran festa fatta per li Romani. Quando la novella fu sparsa per lo paese et per le provincie li baroni da presso et da lungha venivano a Roma per fare festa. Et li Romani tutti in comune fecero loro brighate, et fecero coprire tutte le piazze et le mastre strade a seta, et beato parea colui il quale poteva magior spese fare. Quivi si vedevano infiniti balli di giovani et di donne in diversi modi danzare. Vedeansi li giovani Romani et altre brighate rompere loro aste et gittare bandiere di diversi colori. Li baroni facevano loro giostre a due insieme, a quattro et a dieci. Quivi facevano giuchi con charri, li quali erano coperti a seta, armati di molte bandiere, et l'uno contro voltando le ruote verso l'altro, et così spezzavano l'uno contro l'altro l'aste, et li huomini che erano drento in quello muovere gittavano fuori infinite bandiere. Apresso feciono in più luoghi bellissime fonti et condotti che gittavano in aria buono et perfetto vino. Poi facevano correre diversi pali. Apresso di rami coprivano le piazze come selve, mettendovi d'ogni generazione cacciagione, cioè cinghiali, cervi, lepri, et altre selvagge fiere, come sono orsi, leopardi, scimie et pantere, et d'intorno andavano levrieri traendo le fiere delle selve, et li huomini andavano d'attorno con l'arme facendo grandissime grida. Li baroni, li chavalieri et le donne stavano alli balconi per righuardare queste cose. Quivi si provavano li valenti giovani nelle giostre, perchè combattevano per amore, andando per Roma a uno, a due, a cinque, a dieci, a venti, siccome ferono poi li cavalieri erranti di loro arte, li quali dalle legende di questa storia presero forma. Altro giuocho era di elefanti con torri, nelle quali stavano huomini contrafatti che andavano baciando donzelle. Questi andavano per la terra, et tutti faccendo loro feste. Et molti altri giuchi vi furono, li quali saria impossibile a rachontare. Vedeansi le donne et li giovani danzare con tale allegrezza che parea il paradiso aperto fosse; ma sopra tutti andava Lucida danzando, ora nel modo grecho, ora nello ebraicho, ora nel modo latino, perchè in tutti i modi era bene experta, et veramente pareva uno sole, però che niente celava sua beltade. Vestiva di diversi colori di porpore, che se n'era fornita a Vinegia, et la madre n'aveva portati. Assai lungho saria a racontare la festa, che saria incredibile, la quale durò sei mesi, cominciando il mese di maggio». Feste e giuochi simili facevansi in Roma in occasione dei trionfi, secondo è detto nel Dittamondo, l. II, c. 3, e veramente usavano in tutta Italia nel XIV secolo. Più particolarmente famose erano le feste del Monte Testaccio in Roma e le feste del Mese di Maggio in Firenze (V. Manzi, Discorso sopra gli spettacoli, le feste e il lusso degli Italiani nel secolo XIV, Roma, 1818).
Pag. 160, n. 16. — Di un Monte Barbaro, nella cavità del quale Virgilio trovò il libro di negromanzia di Chironte, parla Bartolomeo Caracciolo nel c. XXXII delle suo Chroniche de la inclita cità de Napole.
Pag. 171. — Anche l'arco di Trajano in Benevento ebbe nome Porta Aurea.
Pag. 173. — Della opulenza di Augusto parecchi altri fanno ricordo. Descrivendo la tenda di Morgana, Maria di Francia dice nel Lai de Lanval, v. 81-6:
La Reïne Sémiramis
Quant ele eut unques plus avoir
Et plus poisçance et plus savoir;
No l'Emperère Octévian
N'esligascent le destre pan.
È noto che un imperatore Ottaviano di Roma comparisce nel poema e nel romanzo in prosa di Florent et Othovien, di cui sono versioni in parecchie lingue. Quest'Ottaviano nulla ha che fare con l'antico; tuttavia pare che derivi da questo la grande riputazione di ricchezza. Nel poema di Charles le Chauve, che inedito si conserva nella Bibliothèque Nationale di Parigi, dicesi di lui: