Dame ert de Boulogne la crasse,

tra tutte la più bella e cortese, prima d'ogni altra domanda di potersi rivestire, ed è prescelta da Costantino, il quale ammira non meno la modestia che la bellezza di lei, ma dice, in pari tempo, che tutte l'altre terrebbe assai volentieri, se fosse lecito il farlo. Si passano in feste quindici giorni, e i baroni fanno ritorno alle case loro. Ma giunge allora Sansone il Forte, insieme con sua sorella e cento cavalieri. Costantino trova costei più bella assai di Loretta, e, tutti andando d'accordo, la sposa, e Loretta sposa Sansone. I due matrimonii si celebrano nella chiesa di San Pietro, e seguono altre feste, finite le quali, Costantino parte da Roma con un poderoso esercito, prende Babilonia, libera Nerone, occupa Gerusalemme, e conquista tutto il paese sino all'Albero Secco. Costantinopoli gli apre le porte: Parise, figliuola del morto imperatore dei Greci, s'innamora di Guido, siniscalco di Costantino, e lo sposa. Guido diventa imperatore di Costantinopoli, e Costantino se ne ritorna a Roma[203].

Ed ecco qui comparire una curiosa leggenda, la quale senza essere in nessun modo connessa con la favola precedente, narra delle sciagure domestiche di Costantino: Costantino fu ingannato dalla moglie, ma prese dell'inganno aspra ed esemplare vendetta. Può darsi che tale leggenda sia stata in una certa misura provocata dalla storia. È noto che Costantino fece morire il proprio figliuolo Crispo ad istigazione dell'imperatrice Fausta, che l'accusò di averla voluta sedurre; scoperta più tardi la falsità dell'accusa, egli fece morir lei soffocata in un bagno: ma alcuni padri raccolsero una tradizione, secondo la quale Fausta, convinta di adulterio, sarebbe stata esposta in un monte alle fiere. Tuttavia è ben più probabile che la leggenda sia stata immaginata, o almeno appropriata a Costantino, in forza di quella tendenza a denigrare il sesso più debole che è così largamente espressa in tutte le letterature del medio evo, e per cui si fecero apparire come ingannati, traditi, scornati da donne, uomini insigni, quali, per non citare altri esempii, Aristotile e Virgilio. Nella leggenda nostra l'imperatrice, di cui non è detto il nome, tradisce il marito con un vile e mostruoso gobbo; scoperta la tresca, Costantino li fa entrambi morire. Di questa favola occorre frequente il ricordo nei poeti del medio evo. Bertran de Paris dice nel già citato ensenhamen che, per dispetto di quello inganno, Costantino lasciò Roma e se ne andò a Bizanzio. Egli rimprovera al giullare Guordo d'ignorare quella storia:

De Costanti l'emperador m'albir

Que no sabetz com el palaitz major

Per sa molher pres tan gran deshonor,

Si que Roma 'n volc laissar e gurpir;

E per so fon Constantinobles mes

En gran rictat, car li plac que bastis,

Que cen vint ans obret c'anc als no fe;