E dice ancora (l. VI) che Ulisse, il quale fu gran chierico e mago, imparò la retorica da Tullio, la magia da Zoroastro, l'astronomia da Tolomeo, la filosofia da Platone, la divinazione dal profeta Daniele, la sapienza dei proverbii da Salomone, la botanica da Macro, la medicina da Ippocrate.
[486]. Nelle Novelle antiche del Bingi essa è narrata nei seguenti termini: Tulio fue filosofo sapientissimo et fece la rettolica, cioè l'arte dello bello parlare. Uno altro filosofo era a quello tenpo, che avea nome Salustio, lo quale volea grande male a Tulio et mandavagli molto ranpongnie, le quali portavano grandi dispregi, dicendo così: Homo laidissimo, piagientieri, orghoglioso alli amici et alli homini, et malvagio consigliere; homo pieno di cupidissimi vizii, li quali non sono liciti a dire. Et Tulio rispondea così: L'omo che vive come tue, non puote altrimente parlare che tu parli; et chi parla come tue, non puote honestamente vivere.
[487]. De fontibus: Haud longe a Puteolis est Ciceronis fons calidas evomens aquas, quae aegris oculis plurimum conferunt, et ideo Ciceronis vocatur quia in villa eius, quam Academiam vocaverat, ea in via quae ab Annio lacu fert Puteolos est. Nec tamen eo vivente fons erat, sed brevi interposito post eius necem tempore, illam Antistio Vetere possidente, eius in parte prima prorupit. Quem etiam Laurens Tullius unus ex libertis olim Tullii carminibus celebrem reddidit, ut appareret clarum hominem, dum viveret, scientia sua mentalibus mortalium oculis praestitisse medelam, et eius post nomen eo defuncto praestare corporis.
[488]. La tendenza c'era, come latente, e palesavasi all'occasione. Parecchi scrittori narrano che l'anno 1485, in Roma, sotto il pontificato d'Innocenzo VIII, fu trovato dentro un sarcofago, sulla Via Appia, un corpo di fanciulla romana, così fresco ed intero come se fosse stato sepolto allora. Il fatto destò grandissima ammirazione, e alcuni pensarono che fosse il corpo di Tulliola, figlia di Cicerone. V. Alexander ab Alexandro, Genialium dierum, l. III, c. 2. Il fatto è inoltre narrato da Stefano Infessura (Murat., Script., t. III, parte 2ª, col. 1192-3), dal Nautiporto (ib., col. 1099) e da Bartolomeo Fonti in una lettera a Francesco Sassetti pubblicata dal Janitschek, Die Gesellschaft der Renaissance in Italien, Stoccarda, 1879, p. 120. Un preteso sepolcro di Cicerone si mostra ancora presso ad Itri.
[489]. Angilberto, Carmen de Carolo Magno, ap. Pertz, Script., t. II, p. 394. Sarebbe agevole di moltiplicare gli esempii di ciò. Eccone due di poeti italiani. Brunetto Latini dice a Rustico di Filippo nel Prologo del Tesoretto:
Ch'avanzate a ragione
E Seneca a Catone.
Pieraccio Tedaldi deplora in un sonetto la morte del dolce maestro Dante Allighieri,
Che fu più copïoso in iscïenza
Che Catone, Donato, o ver Gualtieri;