Nel l. X dell'Alexandreis Gualtiero di Chatillon descrive un consesso infernale in cui Cerbero annunzia la venuta di Cristo e il suo trionfo sulle potestà delle tenebre. Per Dante, Plutone e Caronte sono demonii, e demonio è Caronte per Heinrich von Weldeke:
es was ein tûvel, niht ein man,
und was geheizen Chârô.
De Êneide, ed. di L. Ettmüller, Lipsia, 1852, col. 92.
[726]. V. 63-206. Circa la fonte latina di queste fantasie, v. Massmann, v. III, p. 296-301.
[727]. Nel testo latino, in cui il Massmann riconobbe la fonte di quanto a proposito dei giorni della settimana si dice nella Kaiserchronik, del giovedì così si parla (v. III, p. 412): «Quinta feria Romani solempnizantes convenerunt ad templum ubi libamina largissima deferebant, quod consecratum fuit magno deo, qui Jupiter dicebatur, ubi varius nitor auri oculos inebriabat, ignis cum thure, cum a primo structum fuit, ardere non desiit; insuper arte mechanica in eodem templo quaedam fabricatae fuerant fistulae, quae rores et pluvias admodum distillabant, quas centum balistarum fusi ex aere circumstabant, quod totum Romani ad honorem Jovis fecerant, et ut exinde homines mirarentur». Il tempio qui ricordato vuol essere probabilmente il Colosseo, intorno alle cui meraviglie v. vol. I, p. 122-30.
[728]. V. per quanto concerne il Pantheon, v. I, p. 130-2.
[729]. Filippo di Thaun dice che i Romani consacrarono la domenica e il lunedì al sole e alla luna, e gli altri giorni agli dei che più avevano in pregio; ma parecchi di questi pretesi dei per lui non sono, conformemente all'altra opinione accennata, se non uomini provveduti di certe virtù, o valenti in certe arti.
Les altres jurz dunerent as dés que il amerent.
Quatre dés aurouvent, le un Martem apelouvent;